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LEONARDO DA VINCI E BACCO

bacco di Leonardo da Vinci

Titolo dell'opera: Bacco

Data di produzione: 1483-1486

Dimensioni: 117 x 115 cm

Conservata presso: Museo Louvre, Paris

Soggetto: Bacco

Tecnica: olio su tavola

Attribuzione: Leonardo da Vinci

Chi era San Giovanni Battista?

Giovanni, detto il Battista (in ebraico: יוחנן המטביל?; in greco: Ιωάννης ο Πρόδρομος, “Giovanni il Precursore”; in greco antico: Ἰωάννης ὁ βαπτίζων; in latino: Ioannes Baptista; Ain Karem, fine I secolo a.C. – tra il 29 e il 32 d.C.), è stato un asceta proveniente da una famiglia storica sacerdotale ebraica.

Tra le personalità più importanti dei Vangeli, venerato da tutte le Chiese cristiane e considerato santo da tutte quelle che ammettono il culto dei santi, la sua vita e predicazione sono costantemente intrecciate con l’opera di Gesù Cristo; insieme a quest’ultimo, Giovanni Battista è menzionato cinque volte nel Corano col nome di Yahyā b. Zakariyyā,come uno dei massimi profeti che precedettero Maometto; nella religione dei Mandei, con il nome di Iahia Iuhana, viene considerato il più grande di tutti i profeti.

Giovanni andò a vivere nel deserto, conducendo una vita di penitenza e di raccoglimento e preghiera. 

"Giovanni portava un vestito di peli di dromedario e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico" (Vangelo secondo Marco 1, 6). 

Nei Vangeli è definito vox clamantis in deserto, ovvero "voce di uno che grida nel deserto" . Viene spesso raffigurato con un lungo bastone sormontato da una piccola croce, con inciso la scritta Ecce agnus Dei, ovvero - "Ecco l'Agnello di Dio"

La profezia dell’Antico Testamento riferita a Giovanni Battista viene erroneamente attribuita, dal Vangelo secondo Marco, al solo Isaia: “Come è scritto nel profeta Isaia: Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te, egli ti preparerà la strada. Voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”; in realtà, questo brano risulta essere la fusione di due diverse profezie di Malachia (“Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore, che voi cercate; l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, ecco viene, dice il Signore degli eserciti.”) e di Isaia («Una voce grida: “Nel deserto preparate la via al Signore, appianate nella steppa la strada per il nostro Dio.”»). 

E'vestito con l'abito tessuto di peli di dromedario, a cui a volte si aggiunge il mantello rosso, segno del martirio.

I Spesso è rappresentato bambino (San Giovannino), già vestito con una pelle di dromedario, in compagnia di Gesù e altri personaggi delle due famiglie.

La sua maggior iconografia si rispecchia maggiormente nella scena del Battesimo di Gesù nel fiume Giordano, molto spesso raffigurato con in mano una conchiglia con la quale versa l'acqua sul capo di Gesù. È infine rappresentato nel momento del martirio, o subito dopo, quando la sua testa spiccata è presentata su un vassoio a Erode, Erodiade e Salomè.

Leonardo da Vinci e la pittura rinascimentale

Bartolomeo Schedoni (1578-1615)
XVI secolo, Olio su tela

arte del rinascimento italiano

Chi era Bacco?

Per i Greci, Bacco o Dionisio rappresentava un vero simbolo della lussuria e della gioia lussuriosa senza limiti, che si manifestava attraverso orge e riti di profonda sensualità del mistero carnale che rappresentava l'ebrezza più vivace della vita.  

La leggenda di Bacco, il dio romano del vino, è ricca di miti e simbolismo che riflettono la sua importanza nella cultura e nella mitologia romana.

Secondo la mitologia romana, Bacco era figlio di Giove, il re degli dei, e di Semele, una mortale. Dopo che Semele morì fulminata dal fulmine di Giove, Bacco fu nascosto e allevato dalle ninfe del Monte Nisa. Crescendo, Bacco divenne noto per la sua passione per il vino e per le feste selvagge e orgiastiche che accompagnavano il suo culto.

Bacco era spesso rappresentato come un giovane bello e allegro, circondato da creature mitologiche come satiri e menadi, donne selvagge che si dedicavano ai riti bacchici. Il suo compito era quello di diffondere la gioia, l'estasi e l'ebbrezza attraverso il vino e le celebrazioni.

Una delle storie più famose riguardanti Bacco è il suo viaggio attraverso il mondo con la sua processione di seguaci. Durante questo viaggio, Bacco insegnò agli umani l'arte della coltivazione della vite e la produzione del vino, diventando così il dio patrono del vino e dell'ebbrezza.

La leggenda di Bacco ha influenzato profondamente l'arte, la letteratura e la cultura occidentale, e il suo culto è stato celebrato in molte società antiche e moderne attraverso feste e rituali dedicati al piacere e alla gioia del vino.

Figlio di Zeus e di Semele, quest'ultima, ancora incinta fulminata proprio da Zeus perchè curiosa di vedere il suo volto, divenne “la madre mitologica” di bacco stesso, in quanto il figlio non ancora nato, fu salvato da Zeus che lo cucì alla sua coscia, facendolo diventare divino nell'eterno. 

 

La mitologia lo volle rapito dai “briganti del mare” che lo legarono mani e piedi ma all'improvviso la nave che lo trasportava, cominciò a mutare; l'albero maestro diventò una edere gigante che si aggrovigliava su se stessa, cosi come le vele che si trasformarono enormi tralci di vite che coprivano la luce del sole e, ancora, il ponte della nave venne sommerso improvvisamente da vino in abbondanza  che scorreva con il suo colore rosso inondando completamente ogni angolo della nave. 

E fu proprio allora che di colpo i lacci che costringevano Bacco, si sciolsero immediatamente, liberandolo da quella pericolosa stretta  e tutti i pirati, visto ciò che accadeva, cercarono di mettersi in salvo gettandosi nel mare in tempesta ma appena toccato l'acqua vennero trasformati in delfini. 

Le rappresentazioni di Bacco, a partire dagli ellenici, viene riportato nella mitologia e nella pittura  come un giovane che fu rapito dai pirati, dai lunghi capelli e vestito solo di una veste colorata, contorniato da ninfe danzanti e satiri.

bacco disegno di Leonardo da Vinci

Descrizione dell'opera

Secondo gli ultimi studi, sembrerebbe che quest'opera denominata “Bacco” potrebbe essere l'evoluzione del San Giovanni Battista nel deserto. 

Questo  è possibile evidenziarlo anche osservando il gesto di Bacco che indica la croce di Cristo, ma in un momento imprecisato, alla corte francese, venne trasformato in Bacco, forse assecondando alcune novità leonardesche rispetto all'iconografia tradizionale. Per chiarire il soggetto mitologico nella seconda metà del Seicento vennero aggiunte delle foglie di vite, un tirso e forse la pelle di pantera al posto della pelliccia in pelo di cammello tipica del santo eremita. 

 

La rappresentazione vede un giovane dall'aspetto sereno, seduto sulla roccia, seminudo e ricoperto solamente da un lembo di pelliccia e stringe con la mano sinistra il tirso, indicandolo con la mano destra.

 

Lo sfondo è costituito da elementi naturali con le montagne e specchi d'acqua evidenziati dallo sfumato che caratterizza molte opere leonardesche. Un cucciolo di cervo seduto e i fiori particolareggiati sul fondo del quadro, danno un senso di quiete e naturalezza compositiva.  

E' molto probabile che l'opera nasca come San Giovanni battista per poi essere modificata nel tempo in Bacco.

 

L'autografia del dipinto è sempre stata oggetto di valutazioni contrastanti: sono stati fatti i nomi di vari allievi e seguaci per la stesura pittorica (Bernardino Bernazzano, Cesare da Sesto, Francesco Melzi), ma l'ideazione della composizione e la particolare resa cromatica e chiaroscurale è oggi attribuita prevalentemente a Leonardo stesso. Anche l'originalità e l'ambiguo languore con cui è tratto il tema hanno infine convinto alcuni studiosi, tra cui Carlo Pedretti, a riconoscere l'autografia vinciana, seppure con aiuti.

 

A questa composizione faceva riferimento un disegno autografo di Leonardo eseguito a sanguigna; .


Nessuna informazione sulle alterazioni subite dal dipinto nel corso dei secoli può essere ottenuta con le indagini ai raggi X poiché l’opera, dal supporto originale su tavola, è stata trasportata su tela nell’Ottocento, e in quell’occasione un trattamento con cerussa, ovvero una polvere bianca pesante, che già nel medioevo veniva miscelata all'olio di lino cotto per dare alla pittura un forte potere coprente ai colori e anche per la sua lunga durata.

 

Le aggiunte più vistose sono comunque la pelle di pantera, che avvolge la vita e gira attorno al braccio del personaggio, e il coronamento di foglie di vite. Anche la croce, retta con la mano rivolta verso il basso e a cui fa riferimento l’altra mano che indica, dovette essere a un certo punto convertita nel tirso del mito.

 

È come se la trasformazione del personaggio interpretasse l’ambiguità implicita fin dall’inizio nell’iconografia di questo dipinto, che fu probabilmente realizzato da Leonardo con la collaborazione di alcuni allievi.
Il carattere conferito al San Giovanni Battista, raffigurato non con le fattezze emaciate e sofferenti della figura tradizionale ma attraverso la resa scultorea del modellato del corpo, deve averne suggerito la possibilità di trasformazione nel dio pagano.
Oltre che nel riferimento agli esempi classici per la tipologia del nudo e della testa ricciuta, l’invenzione di Leonardo si rivela anche nell’ambientazione in un paesaggio rigoglioso, non lo scenario desolato di un deserto ma quello lussureggiante della natura primordiale, originaria.

 

Tecnica

Durante il Rinascimento, la pratica di trasportare dipinti a olio su tavola su tela non era comune. Tuttavia, con il passare del tempo, specialmente nel tardo Rinascimento e nel periodo barocco successivo, alcuni artisti potrebbero aver adottato questa tecnica per vari motivi, come la conservazione dell'opera o il desiderio di esplorare nuovi supporti e materiali.

È importante notare che questa pratica non era generalizzata e dipendeva dalle preferenze individuali degli artisti o dalle richieste dei committenti. Molti dipinti del Rinascimento rimasero su tavola per tutta la loro esistenza, mentre altri potrebbero essere stati trasportati su tela solo in seguito, durante processi di restauro o conservazione.

 

La tecnica di trasferimento di un dipinto su tavola su una tela è una procedura che consente di preservare e proteggere il dipinto originale su tavola, spesso fragile, trasferendolo su una tela più resistente e flessibile. 

 

La tavola su cui è dipinto il quadro viene preparata rimuovendo eventuali residui 

Sul retro della tavola viene applicata una pressione meccanica, probabilmente del legno, con l'aggiunta di pigmenti collanti, indispensabili per incollare la tavola alla tela. La tela veniva posizionata sulla tavola con il lato pigmentato a contatto con la superficie dipinta.

Una pressione uniforme garantiva un buon contatto tra la tela e la tavola.

Il dipinto veniva  lasciato asciugare completamente per garantire l'adesione della tela e una volta che la tela era asciutta, la tavola veniva rimossa con cura.

E' molto probabile che Leonardo ad Vinci abbia utilizzato questa tecnica per creare il suo “Bacco”, ma questo non lo sappiamo con matematica certezza.

DISEGNO PREPARATORIO LEONARDO DA VINCI

All'epoca di Leonardo, la tecnica della sanguigna era ampiamente utilizzata dagli artisti per i loro disegni preparatori e per studi di figure, paesaggi e altre composizioni. Questa tecnica permetteva di ottenere effetti morbidi e sfumati, ideali per catturare la luce, le ombre e i volumi in modo realistico.

 

Gli artisti preparavano una superficie di carta o pergamena con uno strato di gesso o di preparazione a base di colla. Questo permetteva di creare una superficie liscia e uniforme su cui lavorare.Esiste anche un disegno a sanguigna, un'ocra rossa usata per creare pastelli da disegno, particolarmente popolare nel Rinascimento e nell'età barocca, dal colore, simile al sangue, è dovuto al materiale di cui è composta, ovvero l'ematite, un minerale ferroso.

Il disegno rappresenta un San Giovanni in una postura caratterizzata dall’incrociarsi dinamico delle gambe e dall’articolato andamento delle braccia, attribuito da Charles de Tolnay,  storico dell'arte ungherese che ha condotto, tra gli altri,  Importanti   sulle opere di Bicci di Leonardo, si occupò di datare l'opera che risalirebbe al periodo 1510-1515. 

Già conservato nel Museo del Sacro Monte di Varese, fu rubato nel 1974.

La tecnica della sanguigna

Prima di iniziare il disegno con la sanguigna, gli artisti tracciavano le linee di base e i contorni principali della composizione con una matita leggera. Questo serviva come guida per la disposizione generale della figura o del soggetto.

 Utilizzando una matita sanguigna o polvere di sanguigna, gli artisti applicavano il colore rosso con varie pressioni e sfumature per creare toni, ombre e sfumature. Questo veniva fatto con tratti morbidi e sfumati per ottenere un effetto di transizione graduale tra le varie tonalità.

Dopo aver creato una base tonale con la sanguigna, gli artisti aggiungevano dettagli più definiti utilizzando matite più dure o altri strumenti per creare linee di contorno, texture e rifiniture. Questo processo avveniva gradualmente, lavorando dall'ampio al dettagliato.

Lavoro delle luci e delle ombre: Gli artisti aggiungevano ulteriori strati di sanguigna o utilizzavano il bianco di gesso per creare riflessi luminosi e punti di luce sul soggetto. Questo contribuiva a dare profondità e dimensione al disegno.

 Una volta completato il disegno, gli artisti potevano fissare il lavoro con uno spray fissativo per proteggerlo dallo sbavamento e dall'usura. Successivamente, il disegno poteva essere montato su un supporto rigido per la conservazione e l'esposizione.

La storia

 

1650 circa

Le notizie, non documentate, riportano di un dipinto descritto come un “san Giovanni nel deserto” in possesso delle collezioni reali di Luigi XIV di Borbone.

Probabilmente è in questo periodo che nei cataloghi della collezione reale, il dipinto veniva ancora indicato come St. Jean au desert, ( San Giovanni nel deserto) per poi cambiare nome in Bacchus dans un paisage (Bacco in un paesaggio).

 

1974

La sanguigna di Bacco venne rubata al Museo del Sacro Monte di Varese. 

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