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LEONARDO DA VINCI E LA PALEONTOLOGIA

La paleontologia è la branca della scienza che si occupa dello studio dei resti fossili di organismi viventi del passato e delle loro tracce, al fine di comprendere la storia della vita sulla Terra. Ecco una spiegazione più dettagliata della paleontologia:

 

Obiettivo principale 

La paleontologia si concentra sulla ricostruzione della storia evolutiva della vita sulla Terra, inclusa l'origine e l'estinzione delle specie, i cambiamenti ambientali nel corso del tempo geologico e l'evoluzione delle forme di vita.

 

Tipi di fossili

I fossili possono essere resti diretti di organismi, come ossa, denti, gusci, pollini, semi, impronte di piedi o tracce di movimento, o tracce indirette, come impronte lasciate da animali su sedimenti solidificati.

 

Metodi di studio 

I paleontologi utilizzano una varietà di tecniche e strumenti per studiare i fossili, tra cui l'analisi morfologica, la microscopia, la datazione radiometrica, la stratigrafia, la paleobotanica e la paleozoologia.

 

Scoperte e contributi 

La paleontologia ha fatto numerose scoperte importanti che hanno contribuito alla nostra comprensione della storia della vita sulla Terra, tra cui la scoperta di nuove specie, la ricostruzione di antichi ecosistemi, l'identificazione di eventi di estinzione di massa e la prova dell'evoluzione.

 

Applicazioni pratiche 

Oltre alla sua importanza scientifica, la paleontologia ha applicazioni pratiche in diverse aree, come l'industria del petrolio e del gas (nella ricerca di giacimenti fossiliferi), la conservazione della biodiversità (per comprendere i cambiamenti ambientali passati e le risposte degli ecosistemi) e l'archeologia (per datare siti e oggetti antichi).

In sintesi, la paleontologia è una disciplina chiave per comprendere la storia della vita sulla Terra e il nostro posto nell'universo, offrendo importanti insight sulla diversità biologica, l'evoluzione e i processi che hanno plasmato il nostro pianeta nel corso dei millenni.

 

Durante il Rinascimento, c'era un rinnovato interesse per le scienze naturali e per lo studio della storia naturale, compresi i fossili. Tuttavia, va notato che il concetto moderno di paleontologia, che comprende lo studio dei fossili per comprendere la storia della vita sulla Terra, non esisteva ancora come disciplina distinta durante il Rinascimento.

 

Leonardo da Vinci dimostra una profonda conoscenza dei processi di fossilizzazione gi intorno al 1508 e per questo illustre scienziato il riconoscimento della natura organica dei fossili era pressoch indiscussa almeno per quei molluschi cenozoici, che avevano corrispondenti viventi. Con il diffondersi di nuove filosofie meccanicistiche nel XVII sec. si ripropone l’origine organica dei fossili.

Leonardo da Vinci, ad esempio, fu uno dei più famosi studiosi del Rinascimento con un interesse per la natura e le scienze. Sebbene non sia noto per il suo lavoro specifico sui fossili, aveva un'enorme curiosità per la vita e le forme naturali, e i suoi schizzi e appunti includono spesso osservazioni dettagliate di animali, piante e fenomeni naturali.

Alcuni dei primi fossili documentati furono probabilmente raccolti e studiati da naturalisti e studiosi del Rinascimento come parte del loro interesse generale per la storia naturale. Tuttavia, non è stata sviluppata una metodologia scientifica sistematica per lo studio dei fossili fino ai secoli successivi.

È solo con l'avvento dell'età della ragione e della scienza moderna che la paleontologia, come disciplina scientifica separata, ha cominciato a emergere, con figure come Georges Cuvier nel XVIII secolo e Mary Anning nel XIX secolo che hanno contribuito significativamente alla comprensione dei fossili e della storia della vita sulla Terra.

La paleontologia è nata probabilmente vicino a Piacenza, in un sito sull'Appennino, in prossimità della città di Castell'Arquato. Là 

Leonardo da Vinci iniziò a studiare i fossili, scoprendone la loro vera natura.

 

Leonardo da Vinci ha scoperto la vera natura dei fossili impiegando l’appennino piacentino come laboratorio. Questa conclusione rivoluzionaria è stata raggiunta in un nuovo studio condotto da un team internazionale di scienziati guidati dal paleontologo Andrea Baucon (Università di Genova) e comprendente Fabrizio Felletti, docente del dipartimento di Scienze della Terra "A. Desio" dell'Università Statale di Milano, Girolamo Lo Russo (Museo di Storia Naturale di Piacenza), Carlos Neto de Carvalho (Naturtejo Global Geopark/Istituto D. Luiz, Portogallo). 

 

Lo studio è stato pubblicato sul numero di marzo della rivista RIPS, tra le 30 migliori riviste al mondo di geologia (fonte: Clarivate – Journal CItation Reports).

 

Abbiamo scoperto il luogo dove è nata la paleontologia: è nell’appennino piacentino” spiega Baucon.

Questo storico risultato è stato raggiunto comparando i codici di Leonardo da Vinci con il registro fossilifero del piacentino. Specificatamente, Baucon ha studiato sistematicamente i codici di Leonardo, scoprendo un passo dimenticato del Codice Leicester. 

In questo passo Leonardo descrive delle curiose forme nella pietra, interpretandole correttamente come icnofossili, ossia come tracce fossilizzate del movimento di antichi animali.

 

“È stata un’emozione incredibile scoprire che Leonardo aveva intuito la vera natura degli icnofossili: questi sono i fossili più difficili da comprendere, basti pensare che fino alla prima metà del 1900 gli scienziati li interpretavano erroneamente come alghe”

 

Nel Codice Leicester, Leonardo ha anche intuito la natura organica delle cosiddette ‘conchiglie pietrificate’, ossia i resti fossili di antichi molluschi che i contemporanei di Leonardo vedevano come curiosità inorganiche. 

Cinque secoli prima di ogni scienziato, Leonardo ha unito le due metà della paleontologia: resti fossili ed icnofossili.

Tuttavia, una domanda è rimasta finora senza risposta: dove si trova il laboratorio paleontologico di Leonardo da Vinci?

 

 “Prendete una mappa dell’appennino piacentino e tracciate una circonferenza di 40 km centrata su Castell’Arquato: qui c’era il laboratorio paleontologico di Leonardo”, dice Baucon. La precisione di questa conclusione è dettata dai vincoli geografici e geologici imposti dallo stesso Leonardo. 

Sul finire del 1400, Leonardo si trovava a Milano per lavorare a un monumento equestre, quando dei contadini gli portarono dei molluschi fossili con perforazioni (icnofossili), provenienti – come dice Leonardo – dalle “montagnie di Parma e Piacentia”. 

 

Leonardo inoltre dice che tra uno strato e l’altro ci sono icnofossili prodotti da vermi marini, ovvero, con le parole di Leonardo, 

“si trovano ancora gli andamenti delli lombrici, che caminavano infra esse quando non erano ancora asciutte”.

 

Nel nuovo studio, gli scienziati descrivono un nuovo sito paleontologico: "Pierfrancesco" ricchissimo proprio di icnofossili di organismi vermiformi. Il sito si trova a poca distanza da Castell’Arquato, dove vi sono molluschi fossili con perforazioni. 

 

“Tutti i cinque vincoli di da Vinci sono soddisfatti: Leonardo ha indicato un’area tra Parma e Piacenza, montuosa, ricca di molluschi fossili, e con due tipi diversi di icnofossili, ossia perforazioni su gusci e tracce di organismi vermiformi tra gli strati”, continua Baucon. Per raggiungere questo risultato, non sono stati necessari mezzi tecnologici particolari, ma molta perseveranza e un pizzico di fortuna.

 

Il nuovo sito paleontologico "Pierfrancesco"

Lo studio non ha solo importanza storica, ma anche paleontologica. 

 

La scoperta del nuovo sito paleontologico di Pierfrancesco getta nuova luce sulla biodiversità degli ecosistemi marini profondi che, tra 50 e 70 milioni di anni fa, caratterizzavano l’appennino piacentino. In particolare, lo studio descrive come gli ecosistemi marini hanno reagito a immense perturbazioni ecologiche, scatenate da correnti torbide capaci di trasportare chilometri cubi di sedimento nelle profondità degli abissi. A giocare un ruolo chiave sono state variazioni nell’ossigenazione e/o nel contenuto di nutrienti, sottolineando il prezioso equilibrio che governa ecosistemi marini.  

 

“In un certo senso, è stato Leonardo da Vinci a portare me e i miei colleghi a Pierfrancesco: mi piace pensare che il nostro studio paleontologico raccolga l’eredità intellettuale di Leonardo” dice Baucon. Secondo gli scienziati, il prossimo passo sarà quello di divulgare al grande pubblico la straordinaria diversità icnologica dell’appennino piacentino, un luogo dove storia e scienza si incontrano: "Le rocce di Pierfrancesco testimoniano correnti torbide capaci di spostare chilometri cubi di sedimento sui fondali oceanici per centinaia di chilometri" afferma Fabrizio Felletti della Statale di Milano.

 

Lo studio ha usufruito di importanti finanziamenti da parte dell’Università di Genova e da Fondazione CARIGE che hanno approvato progetti di ricerca incentrati sullo studio dei fossili che hanno dato spunto a questo lavoro. Ulteriori finanziamenti sono stati forniti dal Museo di Storia Naturale di Piacenza e dalla Società Piacentina di Scienze Naturali.

 

fonte: Fabrizio Bruno Felletti, Dipartimento di Scienze della terra Ardito  Desio

 

I fossili e gli icnofossili sono entrambi importanti nella paleontologia, ma rappresentano concetti leggermente diversi:

 

Resti Fossili: I resti fossili sono i resti fisici diretti di organismi del passato che si sono conservati nel registro geologico. Questi possono includere ossa, denti, gusci, semi, pollini, e così via. I resti fossili forniscono informazioni dirette sugli organismi stessi, come la loro morfologia, le abitudini alimentari, il comportamento e l'ambiente in cui vivevano.

 

Icnofossili: Gli icnofossili, o tracce fossili, sono le tracce indirette lasciate dagli organismi nel sedimento o nella roccia. Queste tracce possono includere impronte di piedi, impronte di zampe, orme di scavo, tracce di alimentazione, tracce di riposo e così via. Gli icnofossili forniscono importanti informazioni sul comportamento degli organismi, come il loro modo di locomozione, la ricerca di cibo, i siti di nidificazione e altro ancora, anche quando i resti fisici degli organismi stessi non sono stati conservati.

In breve, mentre i resti fossili forniscono informazioni dirette sugli organismi stessi, gli icnofossili forniscono indizi preziosi sul comportamento e sull'attività degli organismi nel passato, contribuendo a una comprensione più completa degli antichi ecosistemi e della vita sulla Terra. 

SCOPERTA DI GRUPPO

A questa conclusione è giunta una ricerca condotta da un gruppo internazionale di scienziati guidati dal paleontologo Andrea Baucon, dell'Università di Genova, con il collega Girolamo Lo Russo (Museo di Storia Naturale di Piacenza), Carlos Neto de Carvalho (Naturtejo UNESCO Global Geopark/Istituto D. Luiz, Portogallo) e Fabrizio Felletti (Università degli Studi di Milano).

Spiega Baucon: «Abbiamo scoperto il luogo dove è nata la paleontologia: è nell'Appennino piacentino. Questo storico risultato è stato raggiunto comparando i codici di Leonardo da Vinci con il registro fossilifero del piacentino». Per comprendere come si è arrivati a questa conclusione va sottolineato come Baucon abbia studiato sistematicamente i codici di Leonardo, scoprendo un passo dimenticato del Codice Leicester.

studio sui fossili Leonardo da Vinci

Il... laboratorio di paleontologia di Leonardo da Vinci? 

 

Secondo un’équipe di ricercatori di diversi istituti, si trovava sull’Appennino Piacentino. Ovviamente non stiamo parlando di un laboratorio vero e proprio, ma semplicemente del luogo di provenienza dei fossili di cui Leonardo parla nel Codice Leicester. 

La scoperta reca la firma di:

 

  • Andrea Baucon, paleontologo dell’Università di Genova, che ha guidato il team di ricerca 
  • Girolamo Lo Russo (icnologo, Museo di Storia Naturale di Piacenza), 
  • Carlos Neto de Carvalho (geologo, Naturtejo UNESCO Global Geopark/Istituto D. Luiz, Portogallo), 
  • Fabrizio Felletti (geologo, Università degli Studi di Milano). 

 

Lo studio è stato pubblicato sul numero di marzo della rivista di geologia RIPS.

“Abbiamo scoperto il luogo dove è nata la paleontologia: è nell’Appennino Piacentino”, afferma Baucon. 

Il risultato è stato raggiunto comparando i codici di Leonardo da Vinci con il registro fossilifero del Piacentino. In particolare, Baucon ha studiato sistematicamente i codici di Leonardo, riscontrando una possibile corrispondenza in un brano del Codice Leicester, per la precisione nel foglio 10v, che è già da tempo al centro delle attenzioni di Baucon. In questo passo Leonardo descrive delle curiose forme nella pietra, interpretandole correttamente come icnofossili, ovvero tracce fossilizzate del movimento di antichi animali. “È stata un’emozione incredibile scoprire che Leonardo aveva intuito la vera natura degli icnofossili: questi sono i fossili più difficili da comprendere, basti pensare che fino alla prima metà del Novecento gli scienziati li interpretavano erroneamente come alghe”. Nel Codice Leicester, Leonardo ha pure intuito la natura organica delle cosiddette “conchiglie pietrificate”, ossia i resti fossili di antichi molluschi (Leonardo li chiama “nichi”) che i contemporanei dell’artista vedevano come curiosità inorganiche. Cinque secoli prima di ogni scienziato, Leonardo ha unito le due metà della paleontologia (resti fossili ed icnofossili).

La precisione di questa conclusione deriva da una serie di indicazioni geografiche e geologiche suggerite dallo stesso Leonardo. Verso la fine del 1400, infatti, Leonardo si trovava a Milano per lavorare a un monumento equestre, quando alcuni contadini gli portarono molluschi fossili con perforazioni, provenienti - come dice Leonardo - dalle "montagnie di Parma e Piacentia". Leonardo inoltre dice che tra uno strato e l'altro ci sono icnofossili prodotti da vermi marini, ovvero, con le sue parole, "si trovano ancora gli andamenti delli lombrici, che caminavano infra esse quando non erano ancora asciutte".

E nel loro studio Baucon e colleghi descrivono il nuovo sito paleontologico come ricchissimo proprio di icnofossili di organismi vermiformi.

studio sui fossili Leonardo da Vinci

Lo studio non ha solo importanza storica, ma anche paleontologica. La scoperta del nuovo sito paleontologico di Pierfrancesco getta nuova luce sulla biodiversità degli ecosistemi marini profondi che, tra 50 e 70 milioni di anni fa, caratterizzavano l’Appennino Piacentino. In particolare, lo studio descrive come gli ecosistemi marini hanno reagito ad immense perturbazioni ecologiche, scatenate da correnti torbide capaci di trasportare chilometri cubi di sedimento nelle profondità degli abissi. Con le parole di Fabrizio Felletti: “Le rocce di Pierfrancesco testimoniano correnti torbide capaci di spostare chilometri cubi di sedimento sui fondali oceanici per centinaia di chilometri”. A giocare un ruolo chiave sono state variazioni nell’ossigenazione e/o nel contenuto di nutrienti, sottolineando il prezioso equilibrio che governa ecosistemi marini.

studio sui fossili Leonardo da Vinci

Il foglio 10v del Codice Leicester

Collegonzi
Il borgo disegnato da Leonardo e contrassegnato dal toponimo Collegonzi si trova nella mappa RL 12685 di Windsor poco a sud delle pendici del Montalbano che ospitano i castelli di Vinci e Vitolini, a breve distanza da una delle profonde anse dell’Arno. Si tratta dell’antico castello di Collegonzi che apparteneva, come i vicini castelli valdarnesi di Vinci, Cerreto e Orbignano, alla potente casata dei conti Guidi. Leonardo conosceva molto bene questa parte del Montalbano dove aveva potuto osservare i depositi geologici di origine marina e le conchiglie fossili, i “nichi”, di cui tratterà a lungo nel Codice Leicester.Nel fango venato d’azzurro che caratterizza questo luogo Leonardo si dedicò alla raccolta di fossili, sulla cui stratificazione si interrogò con un approccio rigoroso: il Vinci mise profondamente in discussione la teoria che ne legava l’origine al biblico Diluvio Universale, arrivando così a prefigurare la scienza paleontologica.

 

Collegonzi nel medioevo

Nel corso di tutto il Trecento l’area di Greti fu teatro di guerra. Collegonzi funzionava al tempo, sotto Firenze, come fortezza-rifugio per la popolazione delle campagne durante i periodi resi insicuri dal passaggio di gruppi di armati. In quegli anni le milizie al seguito dei lucchesi percorrevano l’intero Valdarno. Penetrarono in Valdinievole e giunsero fino alla zona di Greti, dove nel 1315 attaccarono anche il castello di Collegonzi che fu messo a ferro e fuoco. Le sue difese in occasione di questi avvenimenti subirono danneggiamenti seri ed è probabile che non siano state più ripristinate. Era infatti la Dominante, Firenze, che per motivi strategici decideva caso per caso quali fossero i punti forti da mantenere in efficienza e quali, invece, era divenuto controproducente tenere. Nella ricognizione degli ufficiali fiorentini delle Castella del 1366, infatti, Collegonzi non è menzionato fra i siti visitati e interessati da interventi di restauro all’apparato difensivo. Il piccolo abitato di Collegonzi che Leonardo disegna nella famosa veduta a volo d’uccello RL 12685 di Windsor appare infatti come un agglomerato di edifici che, a differenza dei centri vicini, non sembra cinto da mura. È probabile che al tempo di Leonardo Collegonzi  fosse ormai un villaggio completamente aperto. Delle antiche mura del castello guidingo di Collegonzi, distrutte probabilmente durante la guerra fra Lucca e Firenze, non rimangono tracce visibili nell’abitato attuale. La chiesa di Santa Maria a Collegonzi si conserva in forme tarde risalenti ai secoli XVII-XVIII.

 

La famiglia da Vinci non aveva proprietà nella zona di Collegonzi tuttavia Leonardo possedeva un’ottima conoscenza di questa parte del Montalbano. Lo dimostrano le sue osservazioni riguardo all’origine delle stratificazioni geologiche della stretta della Gonfolina e le ampie riflessioni sulla presenza dei fossili di origine marina nei dintorni dei Collegonzi, i famosi “nichi” rammentati nei codici leonardiani. 

 

Gli ampi brani dedicati all’argomento, raccolti in diverse carte del Codice Leicester, ruotano sostanzialmente attorno alla teoria che i diversi strati geologici che egli osservava nella valle dell’Arno fossero dovuti all’azione del mare antico che nelle ere più remote arrivava fino alla Golfolina, dove riceveva le acque dell’Arno. Secondo Leonardo il movimento delle acque marine modellava il materiale litico che i fiumi scaricavano nell’antico mare dando origine a strati geologici di diversa composizione, dai più grossolani ai più fini: la “ghiara minuta”, la “rena” e infine il “fango”. Il ritirarsi delle acque del mare pliocenico doveva aver lasciato i depositi più grossolani e pesanti lungo le rive antiche poste più a monte e quelli più fini e leggeri lungo le rive poste più a valle. Leonardo osserva e spiega in questo modo la presenza di “sassi grandissimi” e “ghiara” intorno a Montelupo e Capraia, la “rena”, ancora più fine, verso Castelfiorentino, infine il “fango”, il più sottile e leggero, a Collegonzi (Codice Leicester f. 6A-31v; 8B-8v). 

E qui si innesta la teoria leonardiana dei “nichi” di Collegonzi, le conchiglie fossili che egli vedeva in gran quantità all’interno dei depositi di “fango”, cioè gli strati geologici più sottili che un tempo formavano il fondo del mare pliocenico. L’innalzamento del fondo del mare e poi il suo prosciugamento avevano dato origine, per Leonardo, a quella formazione particolare composta da strati alternati di fango azzurrognolo e “nichi” che egli aveva osservato in modo particolare a Collegonzi. Così scrive: “il fango, nel quale abitava i nichi, il quale s’inalzava a gradi, secondo che le piene d’Arno torbido in quel mare versava, e di tempo in tempo s’inalzava il fondo del mare, il quale a gradi producea essi nichi, come si mostra nel taglio di Colle Gonzoli […]”(Codice Leicester f. 8B-8v). Ai piedi di Collegonzi l’azione erosiva dell’Arno doveva aver esposto, secondo lui, una sezione geologica, il “taglio di Colle Gonzi, deripato dal fiume Arno, che il suo piede consuma: nel quale taglio si vede manifestamente li predetti gradi de’nichi in fango azzurreggiante, e vi si trova di varie cose marine […]” (Codice Leicester f. 8B-8v). Fino a pochi anni fa era presente a Collegonzi una cava di argilla con la stratificazione pliocenica contenente i livelli a conchiglie di ambiente marino costiero osservati e descritti da Leonardo.

 

estratto fonte: Silvia Leporatti  -  https://www.latoscanadileonardo.it/it/luoghi/citta-metropolitana-di-firenze/comune-di-vinci/collegonzi.html

Golfolina, Montalbano, Firenze, Prato, Pistoia, Serravalle, Arezzo, Girone, Casentino, Pratomagno, San Miniato al Tedesco e Valdinievole
Vi era una costante, nei ritrovamenti di fossili marini, che colpiva particolarmente Leonardo: mentre era comune rinvenirne nelle valli che erano state un tempo riempite dall’acqua del mare, non se ne trovava traccia invece nei luoghi che non avevano avuto lo stesso passato. Questo, per il Vinci, dimostrava come non fosse stato il Diluvio Universale a trascinare i «nichi» fino a grandi altezze.

estratto fonte: Silvia Leporatti  -  https://www.latoscanadileonardo.it/it/luoghi/citta-metropolitana-di-firenze/comune-di-vinci/collegonzi.html


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