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MAGIA E CREDENZE POPOLARI NEL RINASCIMENTO

Il periodo che va dal XV agli inizi del XVII secolo segna la grande rinascita della magia, in sostanziale parallelismo, come fa notare anche C. S. Lewis, con il crescere degli interessi scientifici. L'inizio di questa rivoluzione magica può essere considerata l'opera di traduzione che alcuni umanisti, il più importante dei quali fu Marsilio Ficino, fecero delle quattordici opere che formavano il cosiddetto Corpus Hermeticum, degli "Oracoli Caldaici" e degli "Inni Orfici". 

Queste opere, attribuite dagli studiosi rinascimentali rispettivamente ad Ermes Trismegisto, Zoroastro ed Orfeo, erano in realtà raccolte di testi nate in età imperiale romana, che combinavano elementi neoplatonici, concetti ricavati dal Cristianesimo, dottrine magico-teurgiche e forme di gnosi mistico-magica. 

 

Nel Rinascimento sul substrato colto di dottrine neoplatoniche, neopitagoriche ed ermetiche si incardinò la riflessione speculativa magico-astrologica-alchemica, arricchita da idee derivanti dalla Cabala ebraica, come testimoniano emblematicamente le figure di Pico della Mirandola e Giordano Bruno. Il compendio forse più interessante per la magia rinascimentale è il De occulta philosophia di Cornelio Agrippa von Nettesheim. In questa opera il medico, astrologo, filosofo e alchimista tedesco definisce la magia "la scienza più perfetta", e la divide in tre tipi: naturale, celeste e cerimoniale, dove i primi due rappresentano la magia bianca, ed il terzo quella nera o negromantica. 

Queste argomentazioni saranno riprese più tardi nel Magia naturalis sive de miraculis rerum naturalium del napoletano Giovanni Battista Della Porta, il quale vede nella magia naturale il culmine della filosofia naturale, e nel Del senso delle cose e della magia di Tommaso Campanella. Altra importante figura nel contesto magico-alchemico rinascimentale è quella di Paracelso, la cui iatrochimica risente della simbiosi tra magia naturale e scienza sperimentale, tipica del XVI secolo.

 

Il mondo alchemico rinascimentale

La diffusione in Europa dell'alchimia è testimoniata dai primi lavori di Ruggero Bacone e Alberto Magno, che descrivono antiche ricerche volte alla scoperta o alla fabbricazione di una sostanza, la cosiddetta pietra filosofale, capace di portare i metalli comuni allo stesso livello di perfezione dell'oro e che contemporaneamente rappresentasse l'elisir di lunga vita.


Seguendo metodi alchemici, il filosofo e mistico catalano Raimondo Lullo e il monaco benedettino Basil Valentine (XV secolo) scoprirono gli usi dell'antimonio, la produzione di leghe di mercurio - la cosiddetta amalgama - e l'alcol etilico, detto lo "spirito del vino".
Importanti raccolte di ricette e tecniche del periodo rinascimentale comprendono La Pirotecnia (1540) dell'italiano Vannoccio Biringuccio; De re metallica (1556) del mineralogista tedesco Georgius Agricola; Alchemia (1597) del chimico e naturalista tedesco Andreas Libavius.

 

Il più famoso alchimista fu il medico svizzero Paracelso, al quale va riconosciuto il merito di aver fornito, nella prima metà del XVI secolo, una prima impostazione scientifica alle oscure pratiche alchimistiche. Egli riteneva che gli elementi che compongono i corpi fossero sale, zolfo e mercurio, rappresentanti rispettivamente terra, aria e acqua (il fuoco era classificato come imponderabile o immateriale), e credeva nell'esistenza di un elemento non ancora scoperto dal quale derivavano i quattro elementi fondamentali. Questo supremo elemento della creazione, chiamato da Paracelso alkahes, costituiva contemporaneamente la pietra filosofale, la medicina universale e il solvente irresistibile.


Dopo Paracelso, gli alchimisti europei si divisero in due gruppi: i primi si dedicarono alla scoperta di nuovi composti e reazioni con metodi rigorosamente scientifici e possono essere considerati i legittimi predecessori dei chimici moderni; gli altri si occuparono più del lato visionario e metafisico dell'antica alchimia e svilupparono una pratica basata sull'impostura, sulla negromanzia e sulla frode che ha condizionato l'attuale giudizio sull'alchimia. 

La Magia Rinascimentale
di Pellegrino e Calabria

 

La magia nel Rinascimento assunse una grande importanza e delle caratteristiche molto diverse da quelle presenti nel Medioevo . Dobbiamo mettere in evidenza che la concezione dell’uomo esistente nel Rinascimento non solo era molto diversa da quella rilevabile nel Medioevo, ma era addirittura antitetica ad essa .


Infatti, nel Rinascimento l’uomo era considerato lo specchio dell’ Universo mentre l’Universo era visto come lo specchio di Dio. 

In quanto specchio dell’ Universo l’ uomo era considerato in grado di cogliere le segrete corrispondenze esistenti tra l’Universo e Dio . 

Nel Rinascimento il mago era colui che poteva conoscere questo complesso sistema di corrispondenze che rimandavano al tutto . In sintesi, la magia rinascimentale era una grandiosa costruzione che univa e mescolava neoplatonismo , astrologia ,alchimia , ermetismo ed esoterismo . La conoscenza magica era considerata un modo per raggiungere la perfezione individuale . 

 

Nel rinascimento l’uomo era considerato un vero e proprio microcosmo che racchiudeva in sé stesso le caratteristiche principali esistenti nel macrocosmo, ovvero l’ Universo . Per quanto riguarda la concezione dell’ uomo nel Rinascimento dobbiamo dire che essa era caratterizzata da un forte antropocentrismo che in tale periodo storico prese il posto del teocentrismo riscontrabile nel periodo medievale . Per dirla in breve il teocentrismo medievale metteva Dio al centro di tutto e relegava l’uomo in un ruolo marginale in quanto nel Medioevo si insisteva molto sulla miseria della condizione umana . 

Al contrario nel Rinascimento assistiamo alla rivalutazione del ruolo dell’ uomo dal momento che gli intellettuali del Rinascimento sono orgogliosi di essere uomini e pensano che l’essere umano possa raggiungere traguardi impensabili nel Medioevo . 

Di conseguenza possiamo dire che il forte antropocentrismo che caratterizza la visione del mondo dell’uomo del Rinascimento è alla base della grande importanza attribuita alla magia in quel periodo storico in quanto per mezzo della magia l’uomo voleva dominare e controllare la natura . 

Di conseguenza del Rinascimento assistiamo ad una rivalutazione della magia che contiene in sé un mutamento globale della prospettica cosmologica . La prospettiva cosmologica esistente nel Rinascimento è molto diversa da quella esistente nel Medioevo : si passa infatti dalla considerazione di un cosmo astorico, atemporale ,immobile tipica dell’aristotelismo tomistico ,alla concezione di un universo infinito aperto e mutabile le cui forze possono essere catturate e manipolate dall’ uomo per mezzo delle pratiche magiche . 

Tale concezione dell’ Universo, tipica dell’ uomo rinascimentale si trovava alla base della magia del Rinascimento . Secondo la costruzione simbolica della magia rinascimentale l’azione divina presente nell’ Universo comporta che esso sia animato ed unitario : l’uomo rinascimentale grazie al suo rapporto privilegiato col principio divino universale si considera capace di intervenire nei segreti della natura e attuare per mezzo della magia una manipolazione della realtà . 

Da quanto abbiamo detto si evince chiaramente la differenza abissale tra la concezione della magia esistente nel Medioevo e quella presente nel Rinascimento ,mentre nel Medioevo gli uomini dotti e i componenti del popolo pensarono che il potere della magia derivasse dal potere residuo dei demoni ( S. Tommaso nella Suma aveva affermato a chiare lettere che chi praticava la magia compiva un’azione idolatrica nei confronti dei demoni ) nel Rinascimento tale concezione medievale, non solo venne abbandonata ma venne addirittura ribaltata completamente . 

 

Mentre nel Medioevo tutti indistintamente condannavano la magia considerandola un qualcosa di abominevole ,nel Rinascimento la magia venne considerata il modo privilegiato per perfezionare la natura umana e per permettere agli uomini di raggiungere traguardi non raggiungibili in nessun altro modo. In sintesi, nella concezione della magia rinascimentale troviamo un forte senso di titanismo ragion per cui l’uomo rinascimentale si proponeva l’ambiziosissimo traguardo di perfezionare sé stesso e di dominare e controllare la natura per mezzo della magia . 

 

La magia rinascimentale non era praticata dagli uomini del popolo o comunque poco colti, ma al contrario principali intellettuali di quel periodo storico esaltavano la pratica della magia tanto vero che nella magia del Rinascimento troviamo la presenza di conoscenze filosofiche tratte soprattutto dal neoplatonismo, nonché concetti presi dall’astrologia e dall’alchimia. 

Di conseguenza la magia del Rinascimento era considerata al pari se non superiore alla filosofia alla scienza come era intesa in quel periodo storico. I maghi di quell’epoca storica potevano vantare una vasta e profonda cultura esoterica che proveniva loro dall’esoterismo del mondo classico e dall’ermetismo. 

In effetti il mago nel Rinascimento era considerato un vero e proprio filosofo che non si limitava a conoscere i segreti della natura e dell’universo, ma voleva utilizzare tale conoscenza per dominare e manipolare le energie presenti nell’Universo. 

Nel Rinascimento il cosmo era considerato un gigantesco organismo, trattasi della concezione olistica dell’Universo secondo la quale esiste una stretta interdipendenza tra macrocosmo e microcosmo ossia tra universo e uomo. Interessante è la concezione dell’uomo nel periodo rinascimentale considerato dagli intellettuali di quel periodo un vero e proprio microcosmo che racchiudeva in sé stesso le principali caratteristiche del macrocosmo in scala ridotta. 

Riteniamo opportuno a questo punto dell’articolo dire qualcosa intorno ad Agrippa uno dei più importanti maghi-filosofi del Rinascimento. Agrippa nelle sue opere distingue tre tipi di magia : la magia naturale , la magia celeste e la magia religiosa . Secondo il mago la magia naturale permetteva all’uomo la scoperta dei segreti della natura mentre la magia celeste dava agli esseri umani la capacità di servirsi dell’ influenza degli astri. 

A sua volta la magia religiosa permetteva all’uomo di dominare gli spiriti sia angelici che demoniaci. Appare evidente che la concezione della magia di Agrippa è totalmente compatibile con quella presente nella Bibbia che condanna tutte le forme di magia partendo dall’idea che con le pratiche magiche è possibile solamente indurre i demoni ad assecondare i desideri dei maghi . La Bibbia ribadisce a chiare lettere che gli uomini non possono manipolare la volontà degli Angeli se sono sottoposti per loro natura solamente alla volontà di Dio . 

 

Di conseguenza le pratiche magiche non hanno nessun potere sugli Angeli . Paracelso un altro autore del Rinascimento sosteneva che esisteva una rete di corrispondenze tra il cosmo e l’uomo ,ragion per cui l’energia psichica della mente non poteva influire sulle forze della natura . Concludiamo tale articolo mettendo in evidenza che i grandi libri della magia rinascimentale si presentano ai nostri occhi come il frutto di una strana mescolanza ai nostri occhi molto sorprendente. 

Troviamo in uno stesso libro di magia pagine di meccanica e di chimica , ricette di medicina , codificazione di scritture segrete , squarci di metafisica ,riflessioni di teologia nonché riferimenti alla magia egiziana e ai profeti biblici riflessioni di carattere astrologico e riferimenti ai grandi filosofi del medioevo in sintesi, gli autori rinascimentali non percepivano la differenza esistente tra la visione magico astrologica del mondo e la visione cristiana dell’ Universo come pure non pensavano che esistessero barriere tra la magia e la scienza. 

Esse attribuivano un carattere di eccezionalità alla figura del mago che era considerato un uomo che era giunto a un livello di sapienza che lo rendeva diverso dagli altri uomini e lo faceva vivere su un piano inaccessibile ai profani . Per tale ragione il mago doveva mantenere segreto e riservato il suo sapere la cui eventuale diffusione tra il popolo, poteva avere conseguenze spiacevolissime .


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