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LEONARDO DA VINCI: LO STILE DI VITA DA LUI PROFESSATO

Che un tale vademecum per regolare la vita degli uomini sia impegnativo in assoluto nessuno lo può disconoscere. Che le “norme” a cui si debbono conformare le persone, che lui cita espressamente non siano agevoli. 

Che il come alimentarsi e comportarsi in vita per rimanere in salute, godere del benessere e raggiungere la felicità, siano difficili sia da prospettare che da seguire. Questo è il motivo per cui Leonardo ha atteso fino a tre anni prima della sua morte per proporlo ai suoi contemporanei. Dopo averlo studiato
da punto di vista scientifico, medico, chirurgico, ambientale, sociologico e molto altro ancora, si è sentito all’altezza di poterlo fare. E’ stato sempre un perfezionista. 

O farse ha capito che le regole di un medioevo buio, freddo, inquisitore e ossessivo erano superate ed il Rinascimento era l’epoca giusta per esporlo. Ma rinnovato. Un’epoca più aperta ad accettare regole di buon senso. Quasi la più illuminista. La sua. O forse aveva accumulato tanta di quella esperienza di vita che sentiva di poter sermoneggiare su questo
argomento difficile quanto vitale per l’Umanità intera. I tredici suggerimenti concentrati nel suo carme, che seguono, sono basati su dati scientifici, che oggi sembrano i <suggerimenti della nonna>. 

 

Quasi banali. Si ma dopo cinquecento anni. E’ passato più di mezzo millennio, in cui il progresso ha fatto passi da gigante al quale ha contribuito lo stesso Leonardo con le sue opere, le sue intuizioni e i suoi scritti. Il Biffani, si attribuisce l’averlo individuato nel 2011 nei Musei Capitolini di Roma (dove sembra sia stata scritta), sui bordi di una sanguigna (disegno colorato di rosso), proveniente dal Codice Atlantico, sostiene di averlo trascritto e valorizzato, ed è convinto di aver dimostrato che ciò che il genio vinciano ha espresso con quattro quartine in endecasillabi a rime incatenate (c’è chi dice “baciate”) non sia solamente una poesia. Un suo semplice divertissement. 

Ma la sua sintetica eredità culturale che voleva lasciare ai posteri, dopo averla ben studiata. Egli sostiene in un suo saggio inedito che riportano anche le venticinque traduzioni che ha fatto fare in altrettante lingue madri per farla conoscere al mondo, che ancora sembra ignorarla, che sia la sua sintetica eredità culturale, frutto di una intera vita dedicata per sollevare l’uomo dalle sue fatiche bibliche.
Questo il quadretto, studiato insieme con noi, che Biffani sogna venga esposto in ogni parte del mondo. Stazioni di servizio, aeroporti, zone attraversate continuamente da persone, e gli esercizi di ristorazione (ricordate il termine “dieta”?) per far memorizzare che Leonardo da Vinci è anche l’Icona della Italianità. 

Persino il solo citare il suo nome e quello della Gioconda, richiamano l’Italia, le sue bellezze ed eccellenze. Il fascino del <Made in Italy>. Biffani, nel suo saggio, si augura inoltre che venga esposto nelle aule scolastiche dove, sostiene che rappresenterebbe un carismatico “meme” di puro realismo, per i nativi
digitali di oggi che si stanno orientando sempre più verso il virtuale.

 

Quadretto
Nel suo carme-stile di vita, Leonardo le sue regole, prima le chiama “norme” suggerendo di seguirle, poi, in chiusura, si pavesa imponendo apoditticamente al lettore o all’ascoltatore di adottare la sua “dieta” che in greco sta per “stile di vita”.
Esaminiamo come fa Biffani nel suo saggio, i suoi tredici suggerimenti da uomo di scienza:

STILE DI VITA DI LEONARDO DA VINCI

Individuata nel 2011, trascritta e valorizzata da Marco Biffani

1) -Sostiene che la salute proviene da una corretta alimentazione (cibi semplici, alle stesse ore)
2) -Consiglia di non fidarsi troppo e non eccedere con le medicine
3) -Suggerisce di evitare l’irascibilità
4-) -Invita a fuggire dall’aria “grieve” (per estensione, da fumo, droga, ambiente malsano). Allora si usava
molto l’oppio come oggi si fa con le sigarette e la cannabis. Ndr.
5) -Di non eccedere nel mangiare
6) -Di non comportarsi da fannulloni
7) -Di godersi il vino, ma a determinate condizioni (lo produceva)
8) -Di liberare tempestivamente il corpo dalle tossine

9) -Di non esagerare nelle fatiche dello sport. (ma, è sottinteso, di praticarlo)
10) -Di riposarsi dormendo adeguatamente (e coprirsi la notte)
11) -Di rilassarsi, di pensare positivo, di essere lieto
12) -Di non trascendere nel sesso fino alla deboscia
13) -Di seguire lo stile di vita (Dieta) che suggerisce, per godere di salute e benessere

LA UNICITA’ DI QUESTA POESIA NELLA SUA STERMINATA PRODUZIONE

  
Solo in seguito, dopo attente ricerche, ho potuto appurare che quella “dieta in versi” era la sola, vera ed unica poesia (scoperta fino ad oggi), che Leonardo da Vinci avesse mai scritto. Lui che il Vasari nelle sue “Vite” riportava fosse “il miglior dicitore di rime all’improvviso”. Ciò aumenta notevolmente il suo valore culturale e mi ha portato ad interrogarmi sul fatto che non fosse solo un divertissement di Leonardo, ma qualcosa di più importante.   


Questo mi ha fatto inserire la sua “Dieta” nella pagina conclusiva del “Prontuario su alimentazione, salute e benessere” (scritto a due mani con Alfredo Iannello) che racchiude, nei dettagli, il programma delle lezioni e rappresenta lo strumento didattico delle trattazioni dei Biologi Nutrizionisti nell‟ambito del progetto “Nutri/Scuola”. È un piccolo, sintetico e colorito libricino (non in vendita), scritto in modo semplice, evitando difficili termini tecnici, patrocinato da autorevoli Associazioni di Biologi, Organizzazioni ed Enti (vedi nota a fine pagina). 

 

Mentre scrivo ho una notizia di primissima mano. La Associazione Gruppo Biologi di Roma, dopo un recente referendum fra gli iscritti, ha proclamato la dieta in versi di Leonardo da Vinci  <Il Manifesto dei Biologi Nutrizionisti> in quanto ne rappresenta la figura professionale e ne connota l‟operato, costituendo la linea minima di comportamento dietetico e valoriale. Ora, come i medici hanno il “Giuramento di Ippocrate”, questa giovane professione, ancora poco conosciuta, ha finalmente un suo “Manifesto”.  


Che Leonardo da Vinci abbia precorso i tempi in tanti rami dello scibile ci è noto fin dai libri di scuola. Ma che avesse individuato e professato con cinquecento anni di anticipo un modo di vivere sano e felice, mi ha colpito.  
In questo mezzo millennio che ci separa da lui, abbiamo acquisito infinite nozioni su metabolismo, fisiologia, antropologia e fitness. Effettuato numerose altre scoperte su come interagisce il corpo umano in molte situazioni e fatto passi da gigante nella scienza dell‟alimentazione, tutti finalizzati al benessere dell‟uomo. Ma ho scoperto che Lui ne ha condensato, descritto e raccomandato- ben in anticipo - l‟essenza, che risulta ancora attualissima. 

“LO STILE DI VITA SUGGERITO DA LEONARDO DA VINCI” 

(Estratto dal saggio di Marco Biffani ancora indedito)


Valorizziamo il Carme di Leonardo in cui la parola Dieta significa “Stile di Vita” in Greco, 

come la sua eredità culturale finalizzata al benessere dell’uomo, lasciata ai posteri. 

 
“La verità sola fu figliola del tempo” 
Leonardo da Vinci Codice M. 58 

LA SCOPERTA 

Al‟inizio era una semplice poesia, poi, ma solo dopo anni, mi sono accorto di quello che fosse veramente. 

Ma con Leonardo da Vinci è sempre così. Non tutto è quello che sembra. Guardate la Gioconda……È solo un quadro?  

Tutto è cominciato nel 2011.  


Stavo scrivendo un testo sulla nutrizione, quando lessi che il 30 ottobre, presso i Musei Capitolini di Roma, era in corso una mostra di suoi disegni e di quelli di Michelangelo, intitolata “Leonardo e Michelangelo. 

Capolavori della grafica e studi romani” curata da Pietro C. Marani e Pina Ragionieri. Appassionato da sempre di Leonardo da Vinci, mi precipitai e, passeggiando per le sale di quella splendida esposizione di due mostri sacri dell’arte e non solo, osservai in una vetrina, una “sanguigna” di Leonardo, proveniente dal Codice Atlantico. Rappresentava lo schizzo di un fabbricato che poi lessi essere la pianta della Villa Belvedere in Roma, per Papa Innocenzo VIII, proveniente dal Codice Atlantico foglio 213 verso, che si trova nella Veneranda Biblioteca Ambrosiana. 

 
Sapevo che Leonardo era andato a Roma nel 1514, probabilmente al seguito di Giuliano de Medici, ad incontrare il fratello Giovanni, divenuto Papa Leone X° e vi era rimasto per circa tre anni, ospite proprio in quella villa. E divenne anche amico di Raffaello Sanzio (si dice che quest‟ultimo lo avesse scelto come modello per la figura di Platone nel suo famoso affresco “La Scuola di Atene” in Vaticano, commissionato da Papa Giulio II, nel quale Bastiano da Sangallo era effigiato come Aristotele). Osservando quel disegno, notai che, a fianco, riportava una serie di appunti che aveva preso, e mi accorsi essere versi che iniziavano citando la alimentazione.   
Non sono un vero esperto, solo uno studioso di Leonardo, ma ho sempre apprezzato le sue intuizioni, le sue stupefacenti “macchine”, i particolari meccanici. Osservazioni che sembrano “normali”, ma sono invece frutto di folgorazioni geniali, supportate da una alta preparazione matematica. Fa sembrare un‟ovvietà che un cerchio inscritto in un quadrato sia la metà di uno circoscritto ad esso, o che il cerchio circoscritto ad un triangolo equilatero, sia un multiplo di quello inscritto in esso (“De Lodo geometrico” foglio 122 retro, del Codice Atlantico). 

  
Soprattutto la sua capacità di osservazione dei fatti naturali per trasformarli in “cose” utili all‟umanità. La sua capacità di sintesi. Il non fermarsi alla superficie, ma di andare a fondo nelle problematiche, trasformandole in oggetti concreti e pratici per l‟uomo. Il suo approfondire la conoscenza arrivando, come Michelangelo, a smembrare cadaveri per studiarne muscoli, vene, ossa, ghiandole e ricavarne leggi di similitudine che, dai percorsi del sangue, si traducono in leggi sulla crescita delle piante ed il comportamento dei fiumi. Lo studiare le proporzioni del corpo umano partendo da Vitruvio ed il trasferire in plastiche composizioni naturali le figure delle sue rappresentazioni pittoriche, fino a raggiungere, nel dipingere un volto – quello della Monna Lisa - il massimo dell‟espressività nell‟arte.

  
È famoso il fatto che, preso da ispirazione, tracciasse l‟idea improvvisa su qualunque pezzo di carta avesse sottomano al momento. Mi avvicinai, e lessi che era una poesia in versi che trattava di alimentazione, di salute e di benessere. Che fortuna! Faceva proprio al caso mio, poiché stavo scrivendo insieme ad un amico Biologo, un testo sulla Dieta mediterranea. Mi sorprese e mi intrigò e, poiché era vietato far fotografie, su di un pezzo di carta e con la Biro che porto sempre con me, la ricopiai lettera per lettera. 

ANALISI DEI VERSI DELLA SUA POESIA  


Ho studiato verso per verso questa sua poesia in endecasillabi a rime baciate, ed osservo che, aprendola, la definisce: 
“norma”, e si preoccupa subito dell‟alimentazione, in considerazione che è una operazione importante e piacevole che ci impegna dalle tre alle cinque volte al giorno. E richiede dei suggerimenti tecnici per essere corretta:  

Se voi star sano, osser(v)a questa norma non mangiar sanza voglia e cena leve,  

Un probabile suggerimento a non mangiar fuori pasto e senza appetito. Probabilmente si riferiva al fatto del problema dei succhi gastrici meno attivi, fuori delle solite e regolari ore dei pasti. Che l‟intestino conserva un suo orologio biologico che va rispettato. Ed a limitarsi nella cena (sano e condivisibile). Ricordate la raccomandazione dei villici: 
“Colazione da Re, pranzo da Principe, cena da povero”.  

mastica bene e quel che in te riceve  sia ben cotto e di semplice forma.  

Si faccia avanti chi è contrario. Sono le raccomandazioni della nonna!   
Meno sono lavorati gli alimenti e meno sono ricchi di sostanze nocive aggiunte!  
Una volta, cuocere bene i cibi era necessario per questioni di salubrità. Tutti ancora ricordavano la tremenda peste nera del 1348 che aveva colpito anche Siena, Firenze e Pisa.  

Chi medicina piglia mal s’informa  

Nella Scuola Medica Salernitana, medioevale, di cui era cultore, curavano diversi “mali” anche con i salassi. Studioso delle erbe medicamentose, profondo conoscitore del corpo umano ed anche della sua fisiologia, era una specie di medico-stregone ed anche lui evidentemente disapprovava non tanto i medici, quanto quelle ed altre medicine. “Fa che il mangiare sia la tua medicina e non la medicina il tuo cibo” era anticamente l‟assunto medico.  

Guarti dall’ira e foggi l’aria grieve  

Vuoi forse farti venire un infarto arrabbiandoti, o intossicarti, magari fumando o drogandoti, frequentando ambienti insalubri? Sottoscrivo. Anche se avesse solamente voluto metterci in guardia dal tenersi lontani da situazioni litigiose. O dal non farsi coinvolgere in alterchi o risse. (Vedi appresso.)  

Su diritto sta quando da mensa leve  

Se lasci la sedia “sbarellando” hai mangiato troppo (male!), o sei ebbro (ancora peggio!)  

di mezzogiorno fa che tu non dorma  

Non fare il posapiano o addirittura il fannullone. Datti da fare nella vita! Sii attivo!  
Non suggerisce di evitare il vino (che anche Leonardo produceva), ma passa a bacchettare l‟ubriachezza, che è stata, da sempre un problema, anche oggi, che risulta addirittura più diffusa e superiore della droga, nel generare danni. Suggerendo inoltre:  
El vin sia temperato, poco e spesso non for de pasto né a stommaco voto.  

Come non essere d‟accordo. La dipendenza patologica dal vino è sempre stata – nei secoli - una delle più frequenti cause di malesseri, malattie e morti. Lui la vede dal punto di vista fisiologico e suggerisce come fare per non averne danni, pur godendone il piacere. (È sua la frase: “Da noi, gli homini dovrebbero nascere più felici e gioiosi che altrove, et però credo che molta felicità sia agli homini che nascono dove si trovano i vini buoni”…)  

Non aspettar né indugiar il cesso  

Vorrei conoscere un medico che non sia d‟accordo! Liberarsi dalle tossine è un obbligo.  

Se fai esercizio, sia di picciol moto:  

Concorda, probabilmente, con il fare attività fisica (oggi si direbbe sport), ma aveva già intuito che è meglio non superare la soglia dell‟affaticamento. Oggi qualcuno direbbe che è meglio il footing dello jogging!  

Col ventre resuppino e col capo depresso non star, e sta coperto ben di notte.  

L‟ho interpretato come il suggerimento a non dormire a pancia sotto e a faccia in giù. Comunque, a riguardarsi. In tal caso aderisco appieno  

El capo ti posa e tien la mente lieta.  

Delicato invito a non stressarsi troppo, a rilassarsi ed a vivere lietamente. Il “Think Pink” di epoca più recente. Un pensa positivo e vivrai meglio. Quasi un inno all‟ottimismo, alla gioia, alla felicità. Pur non essendo un uomo di lettere (cosa di cui si è sempre lamentato), non era lontano dal “Carpe diem” delle Odi di Orazio.  

Fuggi lussuria e attienti alla dieta  

Qualcuno, oggi, non sarà d‟accordo su questo tasto, pensando che sia un invito a non far sesso, ma lo ritengo solamente un suggerimento a moderarsi. A non eccedere. A non divenire un debosciato.    

 

Finalmente chiude, chiamando il suo elenco di suggerimenti: “dieta”, che – ripeto - in Greco significa “Stile di vita”, invitando i lettori a seguirlo.  

 

In particolare mi intriga il: <E FUGGI L‟ARIA GRIEVE> che potrebbe significare <Stai lontano da situazioni pericolose> oppure, più verosimilmente <Evita l‟aria malsana> intendendo probabilmente, come l‟attuale <Non fumare> che viene abbinato a frasi scopertamente minacciose di morte sulle scatole delle sigarette. 

 

Anche se non è da escludere nemmeno il <Non fumare l‟oppio> che nel 500 era una usanza non insolita, proveniente dall‟oriente. Oppio, che nella farmacopea Galenica e successivamente nella Scuola Medica Salernitana, Romani e Greci applicavano spesso. Conosciuto da Leonardo, veniva usato, oltre che per lenire molte patologie, anche fumato, ottundendo le capacità del cervello. 

 

La <Pianta della gioia> che poteva ridurre a larve umane chi ne abusava. Ma voglio pensare che per <Aria grieve> volesse solamente riferirsi a stare lontano dall‟aria malsana, dagli ambienti insalubri. Che avesse più una funzione salutistica nei confronti dei locali chiusi, fumosi, deleteri per i polmoni. 

Quasi un invito a godersi l‟aria aperta, l‟aria pura, della campagna, dei campi, del sole, del vento, della osservazione della natura di cui aveva beneficiato da bimbo e da ragazzo ad Anchiano ed a Vinci, con il nonno Antonio e lo Zio Francesco, il fratello del padre. 

 

Mi piace vedere Leonardo come un ambientalista ante litteram, che amava la natura e tutti gli esseri che la abitano. Il Va

sari racconta che comperava nei mercati gli uccellini che vedeva in gabbia, per dar loro la libertà e questo lo faceva considerare un ragazzo “strano” dai suoi compagni. Ancora una volta mi convinco che i suoi studi anatomici, della medicina Ippocratica e la sua esperienza diretta – su cui basava le sue scoperte – hanno anticipato di secoli il sapere attuale negli stessi ambiti. 

 

 

Per concludere…

In 16 righe, 112 parole e 495 caratteri, consiglia non solo norme per alimentarsi correttamente, ma un tipo di comportamento che si rivela, per la gran parte, ancora sano e condivisibile. Dopo cinque secoli!   
Si tratta di quattro quartine in endecasillabi a rime baciate scritte fra il 1515 ed il 1516, a 63/64 anni di età, quindi molto in là negli anni. Quasi una conclusione a cui era addivenuto dopo una vita spesa negli studi e nelle ricerche su medicina ippocratica, anatomia, alimentazione, cucina e molto altro, che voleva sintetizzare in una poesia in versi. Una forma culturale proveniente, per stile e metrica dalla Divina Commedia dell‟Alighieri del 1360 che era già famosa nel Rinascimento. Ma anziché in terzine concatenate, come Dante, lui usò le quartine. Probabilmente per distinguersi, come era solito fare (i malevoli dicevano che spendesse buona parte dei suoi guadagni nell‟abbigliamento! Per apparire!).  


Chiude la poesia con il termine “Dieta”, ma non è un consiglio <a mangiar meno> ma una esortazione <a come vivere meglio>. Non so se qualcun altro l‟abbia notato prima quell‟appunto, l‟abbia evidenziato, reso noto ed abbia valutato criticamente il suo contenuto. Mi è stato poi confermato da un contatto via email del 24 novembre 2011, avuto con la Direzione del Museo Leonardo da Vinci, che è materia conosciuta, ma – probabilmente - solo dagli studiosi del Genio. 

(vedi nota a fine pagina)  
 

È soprattutto lo stile di vita (=dieta, in greco) che auspicava per i suoi contemporanei del Rinascimento.  


Approfondendo l‟argomento alimentazione, appresi che Leonardo era stato anche il primo chef del Rinascimento (anche se allora si chiamavano Gran Maestri dei Banchetti) e lui aveva svolto anche quella mansione, e quella di animatore di feste, per oltre 17 anni nella più splendida delle corti d‟Europa di allora, quella degli Sforza di Milano. Alle dipendenze di Ludovico detto Il Moro.

 

Per approfondimenti sul progetto NUTRISCUOLA, clicca qui

 

Fonte: Marco Biffani

 

 


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