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LEONARDO DA VINCI E IL RITRATTO DI DAMA - BELLE FERRONNIERE

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Titolo dell'opera: Ritratto di dama

Data di produzione: 1490-1497

Dimensioni: 63,5 x 44,5 cm

Conservata presso: Museo Louvre, Paris

Soggetto: Lucrezia Crivelli o Cecilia Gallerani

Tecnica: olio su tavola di noce

Attribuzione: Leonardo da Vinci

Descrizione dell'opera

 

Leonardo ha voluto dipingere espressamente un mezzobusto di una donna in eta giovanile.

Questo dipinto ricorda volutamente La scuola della pittura fiamminga nata proprio nel ‘400 che ebbe come maggior esponente Jan van Eyck, fautore dell’utilizzo dei colori ad olio con i quali faceva emergere in modo vivo quegli aspetti del dipinto che meno erano espliciti, ridando luce al particolare. Particolare attenzione al corpo che viene rappresentato con una leggera torsione sia del busto che della testa verso la sua sinistra.

In particolare la testa è frontale, immobile verso lo spettatore, ma il suo sguardo tende ad uscire dall'incrocio visivo di chi la osserva.

Il suo vestito è pregno di particolari ( da notare i nastrini sulle spalle e la lavorazione nel decolletè in ricamo in oro).  Sulla fronte, ben visibile, una linea, probabilmente metallica o argentea, che ferma al centro un rubino incastonato. Questo tipo di pietra preziosa nel Rinascimento,  sottolineava  le qualità intellettuali di chi li indossava. 

 

Quando Leonardo dipinse quest'opera si trovava a Milano, alla corte di Ludovico il Moro, signore di Milano. Era il 1490 e per Leonardo era la prima volta in città.

 

La denominazione con cui il dipinto è noto, cioè "Ferronnière" è ascrivibile al fatto che il cinturino frontale, chiamato anche fermaglio a slenza o semplicemente slenza,  indossato dalla giovane , era molto frequente, soprattutto per le donne di un certo lignaggio sociale e culturale. Secondo molti studi a riguardo quest'opera per molto tempo è stata identificata come il ritratto di Madame Ferron, divenuta l'amante di Re Francesco I di Francia (1494-1547) ed il marito per vendicare la propria dignità, avrebbe contratto volutamente la sifilide in un bordello cittadino al fine di trasmettere questa terribile infezione alla moglie e, di conseguenza essendo lei amante del Re, al Re stesso. La dama avrebbe poi introdotto la moda di adornare la fronte con un filo arricchito di pietre preziose (denominato, dal nome della sua ideatrice, "ferronière") per nascondere sul viso quella che era comunemente chiamata la "corona di Venere", una traccia epidermica tipica manifestazione della sifilide stessa.  


Beatrice D'Este

Per molto tempo si è pensato e si pensa tutt'ora, che l'opera di Leonardo sia riconducibile a Beatrice d'Este ( molto simile nei suoi ritratti ) moglie del Moro, 

Karl Morgenstern (1813) e altri critici notarono qualche somiglianza col disegno numero 209 conservato agli Uffizi, eseguito a lapis e acquerello ma ritoccato duramente un po' dappertutto da una mano del XVI secolo, che fu identificato da padre Sebastiano Resta (XVII secolo) come ritratto di Beatrice d'Este e attribuito a Leonardo da Vinci. Così anche Dalli Regoli (1985), che ritenne il disegno una semplice copia mediocre estratta  da un originale smarrito.

 

Cecilia Gallerani

È assolutamente certo che, durante il suo soggiorno a Milano dagli Sforza, l'artista Leonardo da Vinci eseguisse un ritratto giovanile di Cecilia Gallerani, al tempo già amante del Moro. Le notizie certe ci restituiscono una Gallerani molto amica di Leonardo e modella preferita, dipinta dallo stesso Leonardo nella  nella dama con ermellino oggi visibile al Museo Czartoryski di Cracovia.

 

Con Leonardo aveva un ottimo rapporto di stima e di amicizia, nonchè una buona frequentazione in quanto entrambi avevano a che fare con Ludovico il Moro.

Cecilia fece parte al corte del Moro in quanto considerata una “sua protetta” alla quale portare rispetto. Secondo documentazione dell'epoca sembrerebbe che Cecilia fu legata in qualità di amante segreta del Duca di Milano Duca, già legato sentimentalmente a Isabella d'este, dal quale ebbe un figlio maschio, Cesare Sforza. Il Duca decise di offrire territori alle porte di Milano, in particolare gli donò il feudo di Saronno.

Che si tratti proprio della Gallerani, sembra affermarlo il sonetto composto dal  poeta Bernardo Bellincioni e alcune lettere manoscritte, in particolare le due lettere datate 1498 intercorse tra la Gallerani e Isabella d'Este, proprio in merito al dipinto in questione.

Secondo le tesi più attendibili a favore della Gallerani,  sembrerebbe che la parola "ermellino" si dica nel greco antico galê (γαλῆ) o galéē (γαλέη), alludendo alla fonetica del cognome Gallerani. Va ricordato che la simbologia delle immagini e delle parole attraverso messaggi iconografici degli artisti e dei musicisti, erano spesso prese in considerazione in quel periodo del Rinascimento al fine di identificare con una assonanza di suono, il contenuto della parola che ne identificava il soggetto stesso, come ad esempio, l'ermellino, elevato a iconografica della purezza.

 

 

Lucrezia Crivelli

Lucrezia Crivelli  fu amante di Ludovico il Moro, duca di Milano e madre di Giovanni Paolo I Sforza, primo marchese di Caravaggio.

Non è chiaro quando ebbe inizio la sua relazione col duca Ludovico il Moro, marito di Beatrice. Forse già nell'agosto 1495, poiché Girolamo Stanga in una lettera del 13 alla marchesa di Mantova Isabella d'Este - desiderosa di sapere se la sorella fosse a conoscenza delle relazioni extra-coniugali del marito - comunica che Ludovico tradiva già la moglie con una sua damigella (la cui identità non è rivelata), ma lo faceva "cum grande modestia et tanto cautamente del mondo". Quanto a Beatrice, o ignorava tutto, o fingeva abilissimamente di ignorare, come aveva fatto del resto già al tempo di Cecilia Gallerani, quando fieramente aveva dichiarato alla cugina che "fingeva non savere cosa alcuna, come se niente fosse, ma che non era sì ignorante e grossa [stupida] che non savesse e intendesse ogni cosa".

Secondo lo storico Robert de La Sizeranne, collaboratore della "Revue des Deux Mondes",la duchessa Beatrice non fu gelosa davvero, anche perchè nei vari scritti di Ludovico il Moro e della stessa duchessa, non appaiono mai scritti che potessero attestarne questo sentimento. 

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Riassunto

 

La "Bella Ferronière" è un celebre dipinto attribuito a Leonardo da Vinci, realizzato intorno al 1490. Il dipinto raffigura il busto di una donna sconosciuta, che indossa una fascia sulla fronte, chiamata appunto "ferronière", dalla quale deriva il nome del quadro.

 

La "Bella Ferronière" prende il nome da questa particolare ornamento indossato dalla donna ritratta. La ferronière era una fascia o una banda di gioielli indossata attorno alla fronte, un accessorio di moda che era popolare tra le donne nobili durante il Rinascimento. Il nome "ferronière" deriverebbe dalla leggenda secondo cui la moglie del re di Francia, Madame Jeanne d'Évreux, avrebbe indossato una fascia simile sul suo ritratto, e il suo amante, il re Francesco I, avrebbe chiamato l'ornamento "ferre au néant", che significa "ferma al nulla" o "ferma al nulla" per indicare la sua fedeltà. Tuttavia, questa leggenda è stata messa in discussione dagli studiosi.

 

La "Bella Ferronière" di Leonardo da Vinci è un dipinto di grande bellezza e mistero. La donna ritratta ha uno sguardo enigmatico e seducente, tipico delle opere di Leonardo, e il dipinto è noto per la sua delicatezza e per la resa realistica del volto femminile. La vera identità della donna raffigurata nel dipinto è ancora oggetto di speculazioni e dibattiti tra gli storici dell'arte, e il quadro rimane uno dei capolavori più ammirati del Rinascimento italiano.

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