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RINASCIMENTO: LE CORTI E LE SIGNORIE

Le signorie nel Rinascimento erano forme di governo tipiche dell'Italia centrale e settentrionale durante il periodo dal XIV al XV secolo. Si trattava di stati governati da signori o da famiglie nobiliari, noti come "signori", che detenevano un potere praticamente assoluto sulle loro città e territori circostanti. 

Erano caratterizzate dalla concentrazione di potere nelle mani di un singolo individuo o di una famiglia aristocratica. Questi signori governavano le loro città come principi assoluti, spesso senza essere soggetti a controlli costituzionali o parlamentari. Spesso controllavano vasti territori agricoli e risorse economiche, compresi i commerci e le industrie locali.  Molti signori rinascimentali erano mecenati delle arti e della cultura, promuovendo artisti, architetti e scienziati per arricchire le loro città con opere d'arte e monumenti. Questo mecenatismo artistico contribuì alla rinascita culturale che caratterizzò l'epoca rinascimentale.

 

Il tramonto della potenza imperiale che fece seguito alla morte di Federico II, diede vigore alle tendenze espansionistiche delle più potenti città-stato, che si avviavano a estendere il loro potere su interi territori regionali. Tale processo si accompagnò col generale declino della forma di governo repubblicano-comunale, cui si sostituì il dominio personale di un signore e della sua famiglia. 

 

Questa trasformazione istituzionale fu resa inevitabile dal fatto che l'alta borghesia, pervenuta al governo delle città, non era stata capace di garantire né la giustizia sociale (poche famiglie borghesi si spartivano l'autorità, le proprietà e i profitti), né la stabilità politica (per i contrasti tra popolo “grasso” e “minuto” e per le rivalità all'interno dello stesso ceto borghese), né la pace civile (per le rivalità intercomunali). In modo particolare il popolo minuto e gli abitanti del contado erano stati troppo a lungo sacrificati agli interessi delle città.

 

Condizioni determinanti che avviarono in Italia un rapido e definitivo tramonto dell'istituzione comunale, furono:

 

1) espansione progressiva delle più potenti città dell'Italia centro-nord, che miravano a estendere la loro sovranità su centri economici concorrenti e su importanti vie di comunicazione (ad es. Milano allarga i propri territori fino a Como, Venezia sino a Ferrara, Pisa sino ad Amalfi, ecc.);

 

2) tendenza delle borghesie cittadine a delegare l'esercizio del potere a un “podestà”, ritenendo così di tutelare più efficacemente la propria egemonia economica e politica;

 

3) consenso accordato dai ceti popolari urbani e rurali ad un esponente politico (o militare) ritenuto capace di governare in modo imparziale (ad es. il capitano del popolo).

 

La figura del podestà appare nella prima metà del XIII sec. E' un magistrato unico, del ceto aristocratico, non coinvolto nelle lotte tra le fazioni cittadine perché forestiero, nominato a tempo determinato (da 6 mesi a 2 anni), è vincolato al parere e al voto degli altri organi comunali, però detiene i poteri giudiziari ed esecutivi. Al podestà i ceti subalterni oppongono la figura del capitano del popolo, anch'esso temporaneo, dotato di una propria milizia. Li misure antiaristocratiche del popolo minuto generalmente fallirono, poiché esso non giunse mai a governare.

 

Il passaggio dal podestà al signore avviene nella seconda metà del XIII sec., allorché la borghesia più forte decide di delegare poteri sempre più ampi al podestà o all'esponente più autorevole di una famiglia prestigiosa.

Il governo personale di un signore venne assestandosi entro ordinamenti statali unitari e accentrati (le signorie), esprimendo così, su base regionale, la generale tendenza dell'epoca (europea) verso la formazione di Stati monarchici e assoluti (come in Spagna, Portogallo, Francia e Inghilterra). 

Questo processo di unificazione politico-amministrativa finirà con l'ottenere il riconoscimento dell'imperatore o del papa (nelle terre pontificie o feudi papali), i quali, elevando il signore al rango di “principe”, cioè conferendogli il “vicariato”, per cui il signore veniva a rappresentare nella città l'autorità dell'imperatore o del papa, ne riconosceranno ereditaria la dignità, sottraendola, di diritto, ad ogni forma d'investitura e di controllo popolare. 

Questo determinerà la trasformazione della Signoria in Principato. 

(Tra le famiglie da ricordare: Visconti a Milano, Scaligeri a Verona, Medici a Firenze, Estensi a Ferrara, Da Polenta a Ravenna, Malatesta a Rimini e Cesena).

La crisi del '300. Questa trasformazione si verifica anche nel corso del XV sec. Tuttavia, già verso la metà del sec. XIV la crisi economica era netta, a causa di:

 

1) Carestie provocate dalle distruzioni di raccolti in conseguenza soprattutto della guerra dei Cento anni (tra Francia e Inghilterra), che devasterà gran parte della Francia. Correlata a questa guerra vi è il fallimento dei maggiori mercanti-banchieri d'Italia (Firenze) che non riuscirono a farsi restituire dalla corona inglese i propri crediti.

 

2) Terribile ondata della peste nel 1348-56, portata in Europa dai mercanti italiani che commerciavano con il lontano oriente. Essa sterminerà circa 30 milioni di persone: 1/3 della popolazione europea. Assumerà dopo il '56 ritmi decennali per scomparire come malattia endemica nel sec. XVIII.

 

3) Concentrazione della ricchezza nelle mani delle classi più agiate. Peggioramento in campagna dello sfruttamento dei contadini ad opera dei grandi proprietari. L'aristocrazia trasforma le colture in allevamenti e pascoli, impone maggiori tasse, ripristina con la forza il servaggio, espelle i contadini affidando molte terre ad affittuari... A ciò vanno aggiunti i bassi salari, il rialzo dei prezzi alimentari e del costo degli affitti urbani (la domanda era molto più alta dell'offerta).

 

Alla crisi del '300 i contadini reagiranno con molte e sanguinose rivolte, soprattutto in Francia, Inghilterra e Fiandre. In Italia la maggiore è quella dei Ciompi a Firenze (operai tessili). Le rivolte saranno tutte represse con i nuovi eserciti di professione (le Compagnie di Ventura). 

 

Le compagnie di ventura erano formazioni di mercenari specializzati nel garantire l'ordine pubblico, tenuti in costante addestramento, al servizio di un condottiero (in genere piccolo nobile caduto in rovina). Queste compagnie costituivano soprattutto un'alternativa all'esercito comunale: le oligarchie infatti temevano di affidare ai cittadini delle armi che potevano essere utilizzate, eventualmente, per rovesciare il governo in carica. I mercenari venivano reclutati tra le popolazioni contadine più povere, che vedevano nel saccheggio e nel terrore il modo più facile per arricchirsi.

 

In pratica nel '400 si viene affermando una classe sociale borghese poco numerosa, estremamente privilegiata, assai prudente nelle speculazioni (pensa soprattutto agli investimenti immobiliari: palazzi urbani e ville extraurbane, o all'usura, e tralascia gli investimenti produttivi), è disponibile al compromesso con l'aristocrazia feudale... Questa classe borghese è in sostanza quella che meglio si adegua alla realtà del Principato.

 

In Italia i centri economici principali diventano Firenze, Genova, Milano e Venezia, con un'attività commerciale ridotta a causa del protezionismo degli Stati europei, che intendevano favorire le proprie borghesie nazionali: di qui l'acuirsi delle rivalità regionali tra le varie signorie e principati, e l'esigenza di sfruttare di più il mercato interno. I complessi finanziari delle monarchie nazionali francesi e inglesi e degli Asburgo nel centro-Europa, saranno in forte concorrenza con le banche italiane.

In sintesi: il Principato è la creazione di una formazione politica intercittadina, che tende a configurarsi come uno Stato regionale, emarginando la comunità cittadina (fondamento della democrazia comunale) da tutte le funzioni di governo. Il principe unifica nella sua persona le signorie di più città. 

Agli organi elettivi si sostituisce una burocrazia di emanazione del principe. Guerre, paci e conquiste divengono fatti personali del principe e dell'oligarchia che lo appoggia. Il principe governa come un sovrano assoluto, dispone di soldati mercenari e forma alla propria Corte un corpo di diplomatici assai competenti. La lotta politica degrada a intrighi di palazzo, restando chiusa nei confini dell'oligarchia dominante.

 

Dalle Signorie ai principati

I Comuni nascono borghesi con l’appoggio della piccola nobiltà e della chiesa, contro gli imperatori e la grande nobiltà. Queste città-stato tendono a imporsi sui contadi limitrofi, trasformando i contadini in operai salariati e urbanizzati o in mezzadri-affittuari nelle campagne.

 

Man mano che aumentano le ricchezze e le contraddizioni sociali dovute allo sviluppo del proto-capitalismo (la maggior rivolta è quella dei Ciompi a Firenze nel 1378), la parte più ricca della borghesia, per non perdere i privilegi acquisiti, si allea con la grande nobiltà, mirando a trasformare il Comune in una Signoria, cioè il governo repubblicano in un dominio personale di un signore, al fine di tutelare i grandi patrimoni.

 

Le Signorie tendono a imporsi dopo lunghe lotte tra fazioni avverse, che generalmente si suddividono in Guelfi (pontifici) e Ghibellini (imperiali). Tendenzialmente la grande nobiltà è ghibellina quando la borghesia è alleata con la chiesa e con gli Angioini (capi nazionali dei Guelfi), fatti venire in Italia dal papato, alla fine del Duecento per eliminare gli eredi Svevi nel Mezzogiorno dopo la fine dei Normanni.

 

Nella prima metà del XIII sec. s’impone la figura del podestà:è un magistrato unico, del ceto aristocratico, non coinvolto nelle lotte tra le fazioni cittadine perché forestiero, nominato a tempo determinato (da 6 mesi a 2 anni), è vincolato al parere e al voto degli altri organi comunali, però detiene i poteri giudiziari ed esecutivi. Al podestà i ceti subalterni oppongono la figura del capitano del popolo, anch'esso temporaneo, dotato di una propria milizia.

 

Il passaggio dal podestà al signore avviene nella seconda metà del XIII sec., allorché la borghesia più forte decide di delegare poteri sempre più ampi al podestà o all'esponente più autorevole di una famiglia prestigiosa. In pratica si viene affermando una classe sociale borghese poco numerosa, estremamente privilegiata, dedita agli investimenti immobiliari o all'usura, senza fare investimenti produttivi, disponibile al compromesso con l'aristocrazia feudale... Questa classe borghese è quella che meglio si adegua alla realtà del Principato.

 

Il governo personale di un signore rispecchia, su base regionale, una tendenza dell’epoca che in Europa si sta realizzando a livello nazionale: enti statali unitari e accentrati verso la formazione di monarchie assolute (in Spagna, Portogallo, Francia e Inghilterra). Le Signorie infatti iniziano a espandersi anche al di fuori del proprio contado, a danno di Signorie limitrofe.

La crisi del Trecento favorisce la concentrazione del potere nelle mani dei Signori, in quanto i ceti popolari, nonostante le loro rivolte, non riescono a realizzare una democrazia comunale. La stessa aristocrazia fondiaria tende a diventare borghese, trasformando le colture in allevamenti e pascoli, affidando molte terre ad affittuari...

Questo processo di unificazione politico-amministrativa finirà con l'ottenere, in Italia, il riconoscimento dell'imperatore o del papa, i quali, elevando il signore al rango di “principe” (duca o marchese), cioè conferendogli il “vicariato” (nel senso che il signore veniva a rappresentare nella città l'autorità dell'imperatore o del papa), ne riconosceranno ereditaria la dignità, sottraendola, di diritto, ad ogni forma d'investitura e di controllo popolare. Questo determinerà la trasformazione della Signoria in Principato. 

 

Il Principato è dunque la creazione di una formazione politica che tende a configurarsi come uno Stato regionale, emarginando la comunità cittadina (fondamento della democrazia comunale) da tutte le funzioni di governo. Il principe unifica nella sua persona le signorie di più città. Agli organi elettivi si sostituisce una burocrazia di emanazione del principe. Guerre, paci e conquiste divengono fatti personali del principe e dell'oligarchia che lo appoggia. Il principe governa come un sovrano assoluto, dispone di soldati mercenari e forma alla propria Corte un corpo di diplomatici competenti. La lotta politica degrada a intrighi di palazzo, restando chiusa nei confini dell'oligarchia dominante.

Le famiglie più influenti del Rinascimento

 

Durante il Rinascimento italiano, diverse famiglie svolsero un ruolo chiave nella politica, nell'economia, nelle arti e nella cultura delle città-stato italiane. Queste famiglie, alcune delle quali erano mecenati delle arti e delle scienze, contribuirono significativamente allo sviluppo e alla prosperità di questo periodo.

 

Medici (Firenze):

La famiglia Medici fu una delle più potenti e influenti durante il Rinascimento. Come mecenati delle arti, finanziarono artisti come Leonardo da Vinci, Michelangelo e Botticelli. Lorenzo il Magnifico fu uno dei membri più noti della famiglia.

La famiglia Medici è stata una delle famiglie più potenti e influenti durante il Rinascimento italiano, soprattutto a Firenze. La loro storia è ricca di avvenimenti politici, culturali e finanziari che hanno lasciato un'impronta indelebile sulla storia dell'Italia e dell'Europa. Ecco una panoramica della storia della famiglia Medici:

Le origini della famiglia Medici risalgono al XIII secolo. Il fondatore della dinastia fu Giovanni di Bicci de' Medici, un banchiere di successo a Firenze.
I Medici divennero noti per le loro attività bancarie e finanziarie. Grazie alla loro abilità nel campo bancario, accumularono una considerevole ricchezza che contribuì alla loro crescente influenza.
 

Lorenzo de' Medici, conosciuto come Lorenzo il Magnifico, fu uno dei membri più influenti della famiglia. Fu un mecenate delle arti, sostenendo artisti del calibro di Botticelli, Leonardo da Vinci e Michelangelo. La sua corte fu un centro di cultura e intellettualità.
Giovanni di Lorenzo de' Medici fu eletto papa nel 1513 con il nome di Leone X. Come papa, svolse un ruolo chiave nella politica ecclesiastica dell'epoca. La famiglia Medici raggiunse così il culmine della sua influenza.
Rivalità e Intrighi Politici:

La famiglia Medici fu coinvolta in varie lotte di potere a Firenze e in Italia. La rivalità con altre famiglie nobili, come i Pazzi, portò a eventi come la Congiura dei Pazzi del 1478, un fallito tentativo di rovesciare i Medici.
Nel 1494, con l'invasione di Carlo VIII di Francia, la famiglia Medici fu costretta all'esilio. Tuttavia, riuscirono a fare ritorno a Firenze nel 1512 grazie all'appoggio di papa Giulio II.
Nel 1737, con la morte dell'ultimo granduca della dinastia Medici, Gian Gastone de' Medici, la famiglia si estinse. Il Granducato di Toscana passò quindi ai Lorena.
L'eredità culturale dei Medici è immensa. Grazie al loro mecenatismo delle arti e alla promozione della cultura umanistica, Firenze divenne un centro cruciale del Rinascimento. La Biblioteca Medicea Laurenziana e la Galleria degli Uffizi sono solo alcune delle istituzioni culturali fondate o sostenute dai Medici.
 

Sforza (Milano):

La famiglia Sforza governò Milano per diversi secoli. Francesco Sforza fu un condottiero che prese il controllo di Milano nel XV secolo. Sotto il dominio degli Sforza, Milano divenne un centro culturale e artistico.

La famiglia Sforza è stata una delle famiglie più influenti e potenti durante il Rinascimento italiano. La loro storia è strettamente legata al Ducato di Milano e alle dinamiche politiche e culturali dell'epoca. Ecco una panoramica della storia della famiglia Sforza:

 

La famiglia Sforza ebbe origine con Muzio Attendolo, un condottiero militare di estrazione contadina. Divenne noto come Muzio Sforza, e il suo successo militare portò all'ascesa della famiglia.
Muzio Sforza e i suoi figli furono celebri condottieri al servizio di varie corti italiane. Francesco Sforza, figlio di Muzio, divenne il più noto di loro. Riuscì a ottenere il controllo di Milano attraverso il matrimonio con Bianca Maria Visconti, erede legittima del Ducato di Milano.Nel 1441, Francesco Sforza sposò Bianca Maria Visconti, erede dell'ultimo duca visconte di Milano. Dopo la morte di quest'ultimo, Francesco assunse il controllo della città, diventando il primo duca della dinastia Sforza a Milano.
Ludovico Sforza, noto come Ludovico il Moro, fu un altro membro importante della famiglia. Governò Milano dal 1489 al 1499 e 

La famiglia Sforza fu coinvolta attivamente nel mecenatismo delle arti e delle scienze. Ludovico il Moro in particolare fu un grande patrono delle arti, invitando artisti come Leonardo da Vinci a lavorare a Milano.
 

Nel 1499, il Ducato di Milano cadde sotto l'assedio delle truppe francesi guidate da Luigi XII, segnando la fine del dominio degli Sforza su Milano.
Nonostante la caduta del Ducato, l'eredità culturale degli Sforza continuò a influenzare la storia dell'arte e della cultura. Il Castello Sforzesco a Milano, costruito dalla famiglia, è diventato un simbolo della città e ospita numerose collezioni artistiche.
Dopo la caduta del Ducato di Milano, alcuni membri della famiglia Sforza cercarono fortuna in altre corti europee, e il nome della famiglia perse gradualmente la sua risonanza politica.


Borgia (Roma):

La famiglia Borgia, con papa Alessandro VI alla testa, ebbe un'influenza significativa sulla Chiesa cattolica. La famiglia fu coinvolta in politica e intrighi, contribuendo a plasmare gli eventi dell'epoca.

La famiglia Borgia è una famiglia nobile spagnola di origine aragonese che ha giocato un ruolo significativo durante il Rinascimento italiano. La famiglia è nota per la sua influenza nella Chiesa cattolica, essendo emersa a livelli di potere elevati durante il pontificato di Papa Alessandro VI. 

La famiglia Borgia ha origini in Aragona, nella Spagna orientale. Il primo membro noto della famiglia fu Alfonso de Borja, che in seguito divenne Papa Callisto III nel 1455.
 

Il membro più noto della famiglia Borgia fu Rodrigo Borgia, che salì al soglio pontificio nel 1492 assumendo il nome di Papa Alessandro VI. Il suo pontificato fu segnato da intrighi politici e scandali morali.
Papa Alessandro VI favorì i suoi figli nella politica ecclesiastica, un comportamento noto come nepotismo. I suoi figli, Cesare Borgia e Lucrezia Borgia, furono coinvolti in molte trame politiche.
Cesare Borgia fu un personaggio particolarmente influente. Fu nominato cardinale da suo padre, ma rinunciò allo stato ecclesiastico per diventare un condottiero militare. La sua figura ha ispirato opere letterarie, come "Il Principe" di Machiavelli.
Lucrezia Borgia fu sposata tre volte per ragioni politiche e divenne anche un noto soggetto di pettegolezzi. La sua figura è stata oggetto di numerosi racconti e rappresentazioni artistiche.


Dopo la morte di Papa Alessandro VI nel 1503, la famiglia Borgia perse gradualmente il suo potere. I successivi papi mostrarono poca simpatia nei confronti della famiglia, e Cesare Borgia fu sconfitto militarmente.
La famiglia Borgia è diventata famosa per i suoi intrighi e scandali, rappresentando un periodo turbolento nella storia della Chiesa cattolica. La loro storia è stata oggetto di numerosi libri, opere teatrali, film e serie televisive.
Castello Borgia a Subiaco:

Il Castello Borgia a Subiaco, noto anche come Rocca dei Borgia, è un'importante testimonianza storica della presenza della famiglia Borgia. Fu costruito da papa Alessandro VI e Cesare Borgia.
 

Gonzaga (Mantova):

La famiglia Gonzaga fu un'importante dinastia nobiliare di Mantova. Sotto il governo dei Gonzaga, la città conobbe un periodo di prosperità artistica e culturale. Isabella d'Este, membro della famiglia, fu una famosa mecenate delle arti.

Le origini della famiglia Gonzaga risalgono al X secolo. La famiglia ha avuto origine nei territori della regione di Mantova, e il suo nome potrebbe derivare dal termine "gund" (battaglia) o dal termine "gundisia" (combattente).
 

I Gonzaga iniziarono ad affermarsi come signori di Mantova nel XIII secolo. Francesco I Gonzaga fu il primo a ottenere il titolo di Capitano del Popolo a Mantova nel 1328.
 

Ludovico III Gonzaga (1412-1478) fu un importante membro della famiglia. Durante il suo governo, Mantova divenne un importante centro artistico e culturale del Rinascimento. Favorì artisti e letterati, contribuendo al mecenatismo delle arti.
Isabella d'Este, moglie di Francesco II Gonzaga, è stata una delle donne più influenti del Rinascimento. Conosciuta per la sua intelligenza e il suo mecenatismo, fu una figura chiave nella vita culturale dell'epoca.
Federico II Gonzaga, figlio di Francesco II e Isabella d'Este, governò Mantova dal 1519 al 1530. Fu coinvolto in intrighi politici e militari, inclusa la sua partecipazione alla Lega di Cognac contro l'Impero.
Nel corso del XVI secolo, la famiglia Gonzaga sperimentò periodi di declino. Nel 1627, con la morte di Ferdinando II Gonzaga, l'ultimo duca maschio, la linea principale della famiglia si estinse. Mantova passò sotto il controllo di altre potenze.
La famiglia Gonzaga è particolarmente nota per il suo mecenatismo delle arti e della cultura durante il Rinascimento. Isabella d'Este è stata una delle donne più colte e raffinate del periodo, e la sua corrispondenza con artisti e intellettuali è celebre.
Il Palazzo Ducale di Mantova è uno dei principali luoghi associati ai Gonzaga. Con le sue numerose stanze riccamente decorate, è testimonianza del loro mecenatismo artistico e del loro ruolo nella cultura rinascimentale.


Este (Ferrara):

La famiglia Este governò la città di Ferrara e svolse un ruolo significativo nel mecenatismo delle arti. Beatrice d'Este, moglie di Ludovico Sforza di Milano, fu una delle figure più influenti della famiglia.

 

Le origini della famiglia d'Este risalgono al Medioevo. I primi membri della famiglia risiedevano nel territorio di Este, in Veneto, e il loro potere crebbe nel corso dei secoli.
La famiglia d'Este si trasferì a Ferrara nel XII secolo. Con il tempo, Ferrara divenne il principale centro di potere della famiglia, che si guadagnò il titolo di Marchesi di Ferrara.
 

Nicolò II d'Este († 1388) 

fu un importante membro della famiglia. Durante il suo governo, Ferrara prosperò e si affermò come centro culturale e artistico. Favorì il mecenatismo delle arti, commissionando opere a artisti rinomati.
Leonello d'Este (1407-1450), figlio di Nicolò III, fu un mecenate delle arti e delle lettere. Fu coinvolto in conflitti politici, ma contribuì anche al rinascimento culturale di Ferrara.
 

Borso d'Este (1413-1471) 

fu il primo duca di Ferrara. Ottenne il titolo ducale nel 1452 da papa Niccolò V. Borso fu un mecenate delle arti e contribuì al progresso economico e culturale della città.
 

Ercole I d'Este (1431-1505) 

fu uno dei membri più noti della famiglia. Combatté in diverse guerre e fu coinvolto in intrighi politici. Fu ance un mecenate delle arti e sposò Eleonora d'Aragona.
 

Lucrezia Borgia

figlia di papa Alessandro VI, sposò Alfonso I d'Este nel 1502, portando il suo prestigio e influenza a Ferrara. La sua presenza contribuì alla fama della corte estense.
 

Alfonso II d'Este (1533-1597) 

fu l'ultimo duca della famiglia d'Este a Ferrara. Nel 1598, a causa della mancanza di eredi maschi, il ducato fu assegnato allo Stato della Chiesa, segnando la fine del dominio degli Este a Ferrara. 

Dopo la perdita di Ferrara, la famiglia d'Este mantenne il controllo di Modena e Reggio Emilia fino al XIX secolo.


Colonna (Roma):

La famiglia Colonna è una famiglia nobile italiana con una lunga storia che si estende per secoli. La famiglia ha avuto un ruolo significativo nella storia politica, militare e religiosa dell'Italia, in particolare a Roma. 

Le origini della famiglia Colonna risalgono al Medioevo, e la famiglia è menzionata per la prima volta nel XII secolo. La leggenda vuole che la famiglia discenda dall'eroe dell'antica Roma, Marco Antonio Colonna.
 

I Colonna furono coinvolti in vari conflitti e lotte di potere a Roma. Erano spesso alleati della fazione guelfa (sostenitori del papato) in contrapposizione alla fazione ghibellina (sostenitori dell'Imperatore).
Guerra dei Colonna (1297-1299):

La famiglia Colonna fu coinvolta in un conflitto noto come la "Guerra dei Colonna" contro il papa Bonifacio VIII. Dopo la sconfitta, gran parte dei Colonna fuggì da Roma.
 

Nel corso del Rinascimento, i Colonna fecero ritorno a Roma e riconquistarono il loro status e la loro influenza. Divennero noti per il loro mecenatismo delle arti e parteciparono attivamente alla vita culturale della città.
La famiglia Colonna aveva forti legami con la Chiesa cattolica. Alcuni membri della famiglia servirono come cardinali, e il loro sostegno alla Chiesa influenzò la loro posizione sociale e politica.
Marcantonio II Colonna fu un comandante importante nella Battaglia di Lepanto del 1571, una vittoriosa battaglia navale della Lega Santa contro l'Impero Ottomano.
Il Palazzo Colonna a Roma è una delle residenze più grandiose e storiche della famiglia. Il palazzo è noto per la sua collezione d'arte, che include opere di artisti rinomati come Michelangelo e Guido Reni.
La famiglia Colonna ha avuto molti membri illustri, tra cui cardinale Prospero Colonna, che fu un importante diplomatico e stratega militare.

 

Orsini (Roma):

La famiglia Orsini è una famiglia nobile italiana con una lunga e influente storia, particolarmente legata alla città di Roma. Ecco una panoramica della storia della famiglia Orsini:

 

Le origini della famiglia Orsini risalgono al Medioevo. Il primo membro noto è un certo Giacinto Orsini, menzionato nel XIII secolo. La famiglia trae il suo nome dal termine latino "ursus," che significa orso.
I membri della famiglia Orsini furono attivamente coinvolti nella politica romana durante il Medioevo e il Rinascimento. Erano spesso in competizione con la famiglia Colonna, un'altra potente famiglia aristocratica romana.
Il cardinale Giacomo Orsini fu eletto papa nel 1277, prendendo il nome di Niccolò III. Il suo pontificato fu breve, ma segnò l'inizio di una serie di legami tra la famiglia Orsini e la Chiesa cattolica.
La rivalità tra gli Orsini e i Colonna, note come le "faide baronali," rappresentò una delle lotte di potere più intense nella Roma medievale e rinascimentale. Questi conflitti coinvolsero spesso le famiglie nobili e i loro alleati.
Gli Orsini, come molte famiglie nobili dell'epoca, furono mecenati delle arti e della cultura. Contribuirono al patrimonio artistico di Roma, costruendo e sponsorizzando opere architettoniche e artistiche.
 

Il Palazzo Orsini, situato nel rione di Sant'Angelo a Roma, è uno dei principali luoghi associati alla famiglia. Il palazzo è stato oggetto di modifiche e ampliamenti nel corso dei secoli.
Il cardinale Vincenzo Maria Orsini fu eletto papa nel 1724, assumendo il nome di Benedetto XIII. Il suo pontificato fu segnato da sfide interne alla Chiesa, comprese questioni legate al gallicanesimo.
Nel corso dei secoli, con il cambiare delle dinamiche politiche e sociali, il potere aristocratico delle famiglie nobili, compresa la famiglia Orsini, cominciò a diminuire.
Nell'era contemporanea, la famiglia Orsini ha mantenuto il suo status nobiliare, ma il ruolo delle famiglie aristocratiche nella vita politica italiana è notevolmente cambiato.


Della Rovere (Urbino):

La famiglia Della Rovere governò la città di Urbino e diede alla Chiesa cattolica papa Sisto IV. Sotto il loro patronato, Urbino divenne un centro culturale e umanistico.

La famiglia Della Rovere è stata una famiglia nobile italiana che ebbe un ruolo significativo durante il Rinascimento, soprattutto nel contesto della Chiesa cattolica. Ecco una panoramica della storia della famiglia Della Rovere:

 

Le origini della famiglia Della Rovere risalgono al XIII secolo. Il primo membro noto fu un certo Giovanni Della Rovere, che divenne signore di Albissola 

La famiglia Della Rovere acquisì maggiore potere e influenza durante il XV secolo. Il loro ascendente più noto fu Francesco Della Rovere, che successivamente divenne papa Sisto IV.
 

Francesco Della Rovere salì al soglio pontificio nel 1471 come papa Sisto IV. Durante il suo pontificato, promosse la costruzione della Cappella Sistina nella Basilica di San Pietro in Vaticano e contribuì al mecenatismo delle arti.
 

La famiglia Della Rovere instaurò alleanze politiche significative durante il Rinascimento. Papa Sisto IV consolidò le relazioni con alcune delle famiglie nobili italiane dell'epoca, incluso il matrimonio di sua nipote con Giovanni della Rovere, signore di Senigallia.
Giuliano della Rovere (Papa Giulio II):

Giuliano della Rovere, nipote di papa Sisto IV, salì al soglio pontificio come papa Giulio II nel 1503. Fu uno dei papi più influenti del Rinascimento. Giulio II è noto per aver commissionato la realizzazione della Basilica di San Pietro in Vaticano e per essere stato un grande patrono delle arti.
 

Oltre a Sisto IV e Giulio II, altri membri della famiglia Della Rovere ebbero ruoli di rilievo nelle istituzioni ecclesiastiche e nella politica dell'epoca.
Dopo il pontificato di Giulio II, la famiglia Della Rovere perse gradualmente il suo influsso. Membri successivi non raggiunsero gli stessi livelli di potere e influenza che avevano caratterizzato l'apice della famiglia durante il Rinascimento.

 


Pazzi (Firenze):

La famiglia Pazzi è nota per essere stata coinvolta nella congiura dei Pazzi del 1478, un tentativo fallito di rovesciare i Medici a Firenze. Questo evento ebbe conseguenze significative per la famiglia e per la politica fiorentina.

La famiglia Pazzi fu una famiglia nobile fiorentina che svolse un ruolo importante nella storia di Firenze durante il Rinascimento. Uno degli eventi più noti legati ai Pazzi è la "Congiura dei Pazzi" del 1478, un tentativo di rovesciare i Medici, la famiglia regnante a Firenze. 

Le motivazioni dietro la Congiura dei Pazzi sono state oggetto di dibattito. Alcuni sostengono che i Pazzi ambissero al potere e volessero prendere il controllo della Repubblica fiorentina, mentre altri credono che ci fossero motivazioni politiche e sociali più complesse.

I Pazzi ottennero il sostegno del Papa Sisto IV per la congiura. Sisto IV era interessato a indebolire il potere dei Medici a Firenze. Tuttavia, il coinvolgimento del Papa non garantì il successo del complotto.

Nonostante l'assassinio di Giuliano de' Medici, la Congiura dei Pazzi fu un fallimento. La folla fiorentina, indignata, si rivoltò contro i congiurati. Lorenzo il Magnifico sopravvisse, e la famiglia Medici mantenne il suo controllo su Firenze.
I congiurati furono catturati e giustiziati. Il corpo di Francesco de' Pazzi fu appeso dalla finestra di Palazzo Vecchio, mentre altri congiurati furono impiccati o decapitati.

 

La Congiura dei Pazzi portò al declino della famiglia. I Pazzi persero il loro status e la loro influenza a Firenze, e il nome della famiglia divenne sinonimo di tradimento e fallimento.
La Congiura dei Pazzi ebbe conseguenze significative per la storia di Firenze e rafforzò il dominio della famiglia Medici sulla città. La famiglia Pazzi, una volta potente, scomparve dalla scena politica e sociale di Firenze.

 

Malatesta (Rimini):

La famiglia Malatesta governò la città di Rimini e fu coinvolta in conflitti territoriali. Sigismondo Malatesta fu noto per il suo patrocinio delle arti e la sua trasformazione di Rimini in un centro culturale.

La famiglia Malatesta è stata una famiglia nobile italiana che ebbe un ruolo importante nel panorama politico e militare dell'Italia centrale durante il Medioevo e il Rinascimento. Ecco una panoramica della storia della famiglia Malatesta:

 

Le origini della famiglia Malatesta risalgono all'XI secolo. Il primo membro noto fu Malatesta da Verucchio, un signore feudale che governava su una parte della Romagna.

 

Nel corso del XIII secolo, la famiglia Malatesta ottenne il controllo di Rimini, una città nella regione della Romagna. Rimini divenne il principale centro di potere dei Malatesta, e la famiglia governò la città per gran parte del periodo medievale.
Uno dei membri più famosi della famiglia fu Sigismondo Pandolfo Malatesta (1417-1468). Condottiero e signore di Rimini, fu coinvolto nelle guerre dell'epoca e divenne noto per il suo mecenatismo delle arti e della cultura.

Sigismondo Pandolfo Malatesta fu un mecenate delle arti e della cultura. Favorì artisti e scienziati, incluso l'architetto Leon Battista Alberti, e contribuì alla realizzazione di opere architettoniche notevoli a Rimini, come il Tempio Malatestiano.
La famiglia Malatesta fu coinvolta in numerosi conflitti militari e alleanze politiche con altre famiglie nobili dell'epoca. Questi conflitti facevano parte delle continue lotte per il controllo delle città-stato italiane.


Nel XVI secolo, la famiglia Malatesta perse gradualmente il suo potere e la sua influenza a causa di intrighi politici, conflitti interni e l'intervento di potenze esterne. Con l'annessione della Romagna allo Stato Pontificio, la storia politica indipendente dei Malatesta giunse al termine.


Dopo la fine del dominio politico, alcuni membri della famiglia cercarono fortuna in altre parti d'Europa. La famiglia Malatesta continuò ad esistere, ma perse la sua importanza politica e sociale.
Queste famiglie ebbero un impatto significativo sulla storia e sulla cultura del Rinascimento italiano, contribuendo alla creazione di un ambiente propizio per lo sviluppo delle arti, delle scienze e delle idee umanistiche.


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